Kalashnikov Collective Headquarter

La musica è un fucile caricato di futuro! Il blog/archivio del collettivo milanese Kalashnikov. Musica D.I.Y. per romantici punx dal 1996.

3.11.09

 
[Free books for punx]
AA.VV. - Anti-psichitria: modeste proposte di armamento per la guerra psichica diffusa (a cura del Kalashnikov Collective Headquarter)
[Pep] In questi asfissianti tempi regressivi/repressivi abbiamo sempre più bisogno di efficienti integratori alimentari per i nostri intelletti, a cui le istituzioni sembrano voler fornire solo nutrimenti avvelenati e ottenebranti. Per venire incontro a questa elementare esigenza il Kalashnikov Collective Headquarter ha deciso di fornire ai suoi lettori un kit essenziale (benchè inevitabilmente arbitrario) che funga da ausilio per approcciarsi alla realtà contemporanea da un punto di vista inusuale e radicale: quello (anti)psichiatrico. Selezionando sei brevi e fulminanti saggi appartenenti alla tradizione della critica alla psichiatria vogliamo mettere a disposizione anche del lettore che non sia uso alle meticolose ricerche bibliografiche un'arma teorica maneggevole quanto beneficamente micidiale: ponendoci sulla scia di uno dei filoni teorici più anticonformisti e sofisticati del novecento.
Si parte provocatoriamente con un saggio dello statunitense Thomas Szasz (“La psichiatria a chi giova?” 1975), l'eretico per eccellenza del pensiero psichiatrico, autore di classici spregiudicati ed incendiari quali “Il mito della malattia mentale” e “I manipolatori della pazzia”: il testo parte da un tema drammatico e ancora attuale (l'elettroshock) per muoversi nella direzione di una radicale de-patologizzazione della follia e di ogni comportamento deviante. Per chi volesse una destabilizzante disamina storica della genesi dei concetti di “follia” e di “malattia mentale” presentiamo la rara e preziosa trascrizione di una conferenza tenuta a Tokyo (“La società e la follia” 1970) da uno dei massimi pensatori del novecento, punto di riferimento imprescindibile dei movimenti di critica alla psichiatria: Michel Foucault.
Segue “La soluzione finale”, articolo del 1967 di Franco Basaglia, grande psichiatra e implacabile intellettuale libertario, nonchè esponente di maggior spicco del movimento antipsichiatrico italiano (ma lui avrebbe preferito chiamarlo anti-istituzionale), in cui è depositata una straordinaria e attualissima critica della discriminazione della follia e di quella razzista e sessista in generale. Lo completano, dello stesso Basaglia, “Lettera da New York. Il malato artificiale” (1969) e “La maggioranza deviante” (scritto con Franca Ongaro e costituente l'introduzione dell'omonimo classico del 1971) riflessioni sofisticatissime e incredibilmente profetiche e tempestive sul disseminarsi invasivo della psichiatria e dei suoi orizzonti diagnostici nel sociale.
Conclude l'esplosiva suite un intervento (“L'invasione patologica” 2003) da doversi alla penna di Leonardo Montecchi, studioso il quale, attraverso uno spregiudicato esame del “disturbo da deficit di attenzione”, ci ragguaglia sinistramente proprio sulla pervasività che il discutibile concetto di malattia mentale, oggi letto in chiave neuro-scientifica e non più psico-sociale, sta guadagnando sempre più nel nostro quotidiano individuale, aprendo gli orizzonti ad una psichiatrizzazione capillare della società, che fino a pochi anni fa era impensabile.

Post scriptum: la leggendaria 180, norma legislativa che costituisce il principale e storico risultato politico delle lotte anti-psichiatriche italiane, alla quale si deve l'eliminazione dei manicomi e della coazione terapica, è attualmente messa in pericolo, come molti sanno, dai cialtroneschi tentativi di contro-riforma a carattere neo-manicomiale del governo berlusconi. Tali tentativi, forti dell'assenso esplicito (immaginiamo competentissimo) di Silvio Berlusconi, del consenso dei settori psichiatrici più retrivi, nonché della complicità economicamente (molto) interessata delle cliniche private, si inscrivono nel sempre più frenetico e maniacale clima di caccia alle streghe che sta investendo il paese: una ragione in più per sperimentare il nostro trip testuale anarco-psichiatrico...

>>> Download kit anti-psichiatrico [ITA] (4 .pdf - 25 mb.)


26.10.09

 
Venerdì 30 0ttobre '09

*Kalashnikov collective live!*

in Villa Vegan Occupata
Via Litta Modignani 66
Milano


ATTENZIONE!

Considerato che la sera di halloween c'è una quantità scandalosa di concerti/feste a Milano e dintorni...

Considerato che il concerto di halloween della Villa Occupata è un benefit per SenzaGabbie e AIP e che quindi più si è meglio é...
Considerato che noi halloween lo festeggiamo quando vogliamo...

Abbiamo deciso di spostare il concerto in Villa Occupata previsto per sabato 31 ottobre al giorno prima, ovvero venerdì 30 ottobre.

Così si festeggiano due halloween: uno alla Villa venerdì, e l'altro sabato dove cazzo ci pare.

Bella idea, no?

24.10.09

 
[Cibo per Cani - 2° puntata]
Intervista ai MISERIA (speed-crust, Varese) !

[Puj] Dopo secoli, ecco la seconda puntata di Cibo per Cani, la trasmissione radiofonica per palati fini (si chiama appunto cibo per cani), condotta dal kalashnikov collective (nello specifico dino, sarta ed io) e in onda sulle freuqenze di Radio Cane.
Registrata mesi fa, l'intervista ai Miseria ha decantato nel nostro hard-disk per un po' ed ora è venuto il momento di servirla in tavola. I Miseria: necessitano presentazioni? Vengono da Varese (più o meno), sono Ago, Arca, Emme e Ste e suonano qualcosa di molto veloce in bilico tra crust e thrash. Detto questo, tutti attendiamo il loro primo vero album di esordio (il cd-r del 2007 lo trovate qui) che conterrà hit del calibro di "Varese a mano armata" e "Medioevo".
Buon ascoltooo!

>>> Download MISERIA interview - Cibo per Cani 2° puntata (.mp3 - 37 mb.)


5.10.09

 
[Kalashnikov collective live!]
25/9/09: Cmakajne Festival @ Cerkno (Slovenija)
Can I have a banana?” chiede Puj ad una nonna slovena, con perfetto accento british... Ci troviamo a tavola, in una casa di Cerkno, suggestiva località montana della Slovenia, ed abbiamo da poco finito di gustare una scodella di minestrone incandescente, annaffiato con del vinello ultra-rovinoso servito in taniche da cinque litri per la benzina. Fuori, sul far della sera, il paese ha un’aria ombrosa e strana, solcata dalle luci al neon, così anacronistiche per una località di montagna come questa.

Sebbene la Slovenia sia ad un passo dall’Italia e molti abitanti del luogo, soprattutto anziani, parlino la nostra lingua (e non l’inglese di Puj), appena superato il confine si percepiscono differenze profonde, ad ogni livello, tra i due paesi: la densità di popolazione è molto inferiore, la natura più selvaggia, le strade poche e strette, e l’architettura ricorda immancabilmente il passato para-sovietico della regione.
Questa volta niente squat o feste primitiviste, ma un simpatico festival organizzato con la pro loco da alcuni vecchi amici che ci avevano seguiti nel nostro precedente girovagare per la regione. C’è un palco serio, ovvero rialzato, illuminato e spazioso che, come i lettori più affezionati sapranno, ci trova lievemente contrariati (preferiamo la rovina sul pavimento); c’è lo stand con la birrette in lattina, il pass da mettere al collo (che indossiamo diligentemente perché riteniamo ci possa dare dei vantaggi) e l’immancabile cesso chimico che fa tanto festivalino all’aperto.
Ci rilassiamo sorseggiando immancabile birra Lasko, istituzione slovena, e Puj gusta la sua banana. Il viaggio si era rivelato più lungo del previsto, grazie al tratto Gorizia-Cerkno (70 km. su stradine boschive da attraversare a velocità ridotta) e svariati scazzi lavorativi non ci avevano permesso di partire con il nostro classico anticipo fantozziano, così che Signor Puntualità Puj, a mezzogiorno, aveva iniziato a manifestare i primi sintomi di una crisi isterica. Era stato poi sedato con massicce dosi di beverone per il viaggio che, per gli appassionati, questa volta era un Negroni Sbagliato (ovvero con lo spumante invece del gin).
Varcata la frontiera, ci perdiamo immediatamente. Imbocchiamo l’ingresso di una clinica psichiatrica, nel cui cortile facciamo manovra scampando di poco il ricovero. Poi finalmente ci inerpichiamo su di una statale che si snoda trai monti, oltrepassiamo ponti tibetani e paesi dai nomi impronunciabili, sotto gli sguardi sospettosi di alcuni anziani del luogo. Giunti a Cerkno, ci ha accolto una grandinata di lattine di Lasko e ci siamo finalmente rilassati (anche con l’aiuto di un cespuglio d’erba fornitoci dai locali).
Dopo i 30 secondi necessari alla visita del centro cittadino veniamo invitati al museo di Cerkno, aperto appositamente per noi. Dato che nelle nostre trasferte amiamo sempre unire musica e cultura (...), accettiamo di buon grado. Il museo è deserto, spettrale: ammiriamo alcune foto inquietanti che la guida, una signorina dark con i capelli lunghissimi, definisce arte “bio-organica” e altre opere di artisti locali. Al piano di sopra incappiamo nei rimasugli di un rinfresco sui quali, tanto per passatempo, ci gettiamo come mentecatti: patatine molli e ottimo antigelo in bottiglia.
Dopo questo assaggio di arte autoctona e cibo abbandonato, torniamo sui nostri passi. Scorgiamo un cartello con la scaletta della serata che ci vede suonare secondi di 3 gruppi tra le 21.30 e le 23.00.
Alle 20 siamo già alla frutta, in tutti sensi, con banana e senza banana. Il primo gruppo attacca a suonare: sono gli Harekrisna Hyppy Groovies, punk-rock band locale. Il cantante è un incredibile imitatore sloveno di Axl Rose, davvero bravo, ma un po’ fuori luogo di fronte ad un pubblico costituito da dieci statue di cera.
Sono le 21:30 e tocca a noi. Non suoniamo così presto dalla festa di fine anno del liceo, ma forse è meglio così perché alcuni di noi mostrano lievi, ma percettibili, segni di cedimento.
Il concerto fila via liscio e bello rovinoso. Solito repertorio di bicchieri volanti e assoli di Sarta in ginocchio. Il pubblico, a parte rare eccezioni, è un po’ freddino, ma noi ci divertiamo comunque. Chiudono la serata gli Antenat, collettivo reggae-dub da viaggetto mistico.
A fine serata ci ritroviamo tutti nella stanza della cena per la razione notturna di minestrone e improvvisiamo una jazz-session che vede un amico sloveno al didgeridoo, fabio ai bongos, puj alla chitarra scordata e milena al posacenere. Quando ormai il tutto sta per prende una piega carnevalesca, ci accomiatiamo e andiamo a casa del ragazzo che ci ospiterà per la notte. Letti! Materassi! Una casa dove non sembra che sia appena esplosa una granata! Incredibile! Ci risvegliamo quando il sole è già alto e godiamo del meraviglioso panorama mattutino...

1.10.09

 
[Weirdo]
COLLETTIVO ANARCO-PUNK SUL SOLE 24 ORE
[Puj] Uah,ah,ah...! Questa è bella: sull'inserto culturale del Sole 24 Ore di oggi, a pagina 26, c'è un articolo sul Kalashnikov Collective! Non è perché siamo stati quotati in borsa, ma perché il giornalista Mauro Garofalo ha deciso di includerci (accanto a Brian Eno!) in un reportage su Musica/Creatività/Nuove Tecnologie che verrà pubblicato a puntate nel corso delle prossime settimane.
Mauro è una figura un po' diversa da quella che vi immaginereste al suono della parola "giornalista": è un free-lance che da tempo segue la musica "altra" ed è colonna portante della casa editrice anarchica Eleuthéra. E' anche l'autore del libro "In p/arte Morgan", biografia romanzata/saggio/intervista al famigerato personaggio musical-televisivo, scritta a quattro mani con quest'ultimo.
Mauro è entrato in possesso di una copia del nostro album "Dreams for super-defeated heroes" e, da appassionato di fumetti, è rimasto colpito dal lavoro dietro all'artwork e al concept del disco. Così ci ha contattati e ci siamo incontrati per un'intervista, tutto nella più assoluta naturalezza. Abbiamo detto le nostre cose e lui le ha scritte, senza censure o manipolazioni di sorta. Così eccoci qua, stampati sulla carta salmonata del quotidiano della Confindustria! Uahahauahahah! A parte gli scherzi, l'articolo è bello e Mauro ha colto in pieno il senso di quello che facciamo, quindi...
E' stato pubblicato in veste cartacea (qui di fianco, cliccarci sopra per ingrandire) e sul sito (in versione extended e corredata da video-intervista rovina h.c.).


22.9.09

 
[Kalashnikov collective live!]
12/9/09: KTS squat @ Freiburg (Germania) + Cwill + NeinNeinNein + Sending All Processes the Kill Signal
Non sapevamo che le ferrovie tedesche permettessero ai loro treni di transitare attraverso i dormitori degli squat! E’ questo il primo pensiero che percorre il nostro sistema neuronale allorché, all’alba, veniamo svegliati di soprassalto dallo sferragliare di una transiberiana impazzita. Solo dopo ci accorgiamo che la fonte di tutto ciò è uno (s)conosciuto compagno di stanza che russa come un camion.
Ma che cosa ci fa il collettivo Kalashnikov in uno squat di Friburgo alle sei del mattino di una limpida domenica settembrina? Naturalmente ci ha suonato il giorno prima, che domande del cazzo! L’occasione della data al KTS, storica scuola occupata nella periferia di Friburgo, è un benefit per i ragazzi imprigionati a Strasburgo a seguito della recente manifestazione anti-Nato.
Tutto il collettivo, Sarta in testa, è molto eccitato all’idea, dal momento che il KTS ha rappresentato nell’ormai lontano 2005 dopo cristo la nostra prima esperienza in terra straniera. Dato che quella volta, anche a causa di una formazione rimaneggiata, il concerto non andò benissimo, avvampava nell’animo di tutti, Sarta in testa, un sano desiderio di rivalsa.
Come la più fredda delle docce fredde sulla testa di Sarta, qualche giorno prima giunge la ferale notizia: alcuni nazi hanno compiuto un attentato incendiario mandando a fuoco la facciata dello squat e danneggiando il sistema elettrico. Il concerto è quindi a rischio. Fortunatamente i tedeschi non sono italiani e nel giro di 24 ore il centro è di nuovo agibile, ridipinto e pronto per ospitare il benefit! La migliore azione dimostrativa, in questi casi, è proprio quella di infischiarsene delle meschine intimidazioni dei topi nazifascismi e tirare dritto senza tanto clamore. Sucàte!
Il furgone a 9 posti non basta più e dobbiamo aggiungere la storica Renault Clio rossa di Sarta, appena tornata da un raduno di auto d’epoca. Ha un motore potente come un minipimer guasto. La carovana Kalashnikov parte dunque per il (non tanto) lungo viaggio, che scorre (davvero poco) tra code interminabili, gallerie con nomi di cane (San Bernardo), insalatone svizzere all’autogrill (da 15 euro alla scodella) e semafori posti in maniera alquanto audace nel mezzo delle carreggiate autostradali. Questa volta il beverone per il viaggio è un banale gin-lemon svizzero, che però Dino ha cucinato con grande sapienza: è tutto gin.
Giunti a destinazione veniamo accolti dalla consueta ed inestimabile cortesia tedesca: una stanza comoda, birra locale a volontà ed un’ottima cena vegana a base di cous-cous alle verdure e budino alla soia. Dal momento che suoniamo per ultimi ed i gruppi sono quattro abbiamo dinanzi a noi una lunga serata per annoiare gli avventori del centro con le nostre stronzate e suicidarci con la birra.
Ad aprire il concerto ci pensano i grandi Sending All Processes the Kill Signal, il cui cantante abbiamo avuto modo di conoscere a Milano in Villa Vegan, alla festa di halloween dello scorso anno. Electrocrust con drum machine, sampler, chitarra e voce, sound originale e adatto a far ballare (sarebbe stato forse più indicato a chiudere la serata piuttosto che ad aprirla). A seguire un gruppo di giovani della zona con un nome simpatico, i “Nein Nein Nein”, ai loro esordi, ma con più merchandise dei Metallica (magliette, cappellini, vinili, adesivi, spille, apri-bottiglie, mancava solo lo sturalavandini e lo zerbino). Suonano punk-rock melodico un po' stereotipato e vacuo come gli occhi di Claudio, nostro driver, a fine serata.
Tocca quindi ai Cwill, descritti nel volantino della serata come leggende crust svizzere, in effetti l’età dei componenti è quella che si confà alle leggende; per quanto concerne il versante musicale propongono crust scolastico con l’inserzione di un violino che dà originalità al tutto. Il pubblico apprezza e balla impazzito. Il cantante dei Cwill è un elegante signore barbuto e nero vestito, che sembra venire da un matrimonio. Ma è solo apparenza: ha grande carisma, e sul palco da il meglio di sé sciorinando pose una più crust dell’altra. I Cwill hanno spaccato e la gente è esausta.
Con la velocità con cui si svuota un bus quando sale un controllore così si svuota la sala concerti quando imbracciamo gli strumenti, all’alba delle due e un quarto. Fortunatamente, dopo qualche pezzo, tutti tornano in sala e dimostrano inatteso entusiasmo, ballando in modo furibondo, regalandoci da bere e da fumare. Tutta questa generosità rischia di avere un temibile effetto boomerang dal momento che a pochi pezzi dalla fine siamo sull’orlo dello svenimento. Ridotti ormai allo stato di zombie riusciamo a portare a termine la scaletta ed a dedicarci a quello che ci viene prospettato come un aftershow electroparty, e che in sostanza si rivela poi essere niente altro che: birra, e ancora birra. Per i più fortunati di noi la serata prosegue a base di Jagermaister, celebre amaro crucco molto amato dai giovani. Capiamo che la serata rischia di prendere una brutta piega quando notiamo Claudio impersonare un commerciante turco e scambiare due spillette arrugginite ed un tappo di bottiglia per una maglietta super-fica dei Nein Nein Nein.
Quando ormai, come automi con la batteria scarica, iniziamo a sproloquiare sulle giuste metodologie che ci porteranno alla conquista del mondo, sospettiamo che forse è ora di andarsi a coricare. Resuscitiamo come novelli Lazzaro in tarda mattinata, all'annuncio che la colazione è pronta (?). Nota di merito ad una delle migliori colazioni dei nostri risvegli girovaghi, a base di pane nero, patè e nutella vegan, caffè e frutta fresca!
Così rifocillati siamo pronti a rimetterci in viaggio verso casa, con la convinzione sempre più salda che la Germania è come quegli amici che, seppur hai modo di vedere una volta ogni tanto, ti riservano sempre nel cuore un posto caldo e sgasato come una lattina di birra aperta da tre giorni. Dank Freunde!

 
[We talk about...]
CLAUDIO! Un driver, un perché...
[Puj] Ormai da qualche tempo, vantiamo un prestigioso driver del furgone che ci guida nelle trasferte più impegnative: Claudio. E' molto bravo, ci ha portati ovunque, sulle alpi svizzere, nel traffico infernale di Marsiglia, sulle autostrade greche... E' apprezzato per il suo bagaglio spartano (ovvero nullo) e il fatto di dormire nudo con qualsiasi temperatura e in qualsiasi condizione ambientale. Purtroppo, però, Claudio ha un problema. Perde tutto. E' come se al supermercato ti dessero dei sacchetti bucati. Fortunatamente è autolesionista e perde solo cose sue. Alcune grandi semine sono passate alla leggenda. Ne elenchiamo alcune:
- Una sera, a Dijon, ricevette in dono da Dino la felpa autoprodotta dei Kalashnikov; ne fu commosso. Il mattino dopo denunciò il furto della medesima, ad opera di ignoti. Verremo a sapere, grazie ad una mail rivelatrice, che lui stesso l'aveva regalata ad una passante pochi minuti dopo averla ricevuta. Ancora oggi nega tutto.
- A Thassaloniki, Grecia, abbandonò la sua felpa nuova sul palco, nel bel mezzo del concerto, nella speranza di trovarla il giorno successivo. Ne trovò due. Girò per la Grecia in t-shirt con temperature glaciali.
- Alcuni minuti dopo la partenza per l'ultima trasferta francese, accostò lungo la strada perché non trovava più la carta d'identità e la patente. Un dettaglio.
Partendo da Friburgo per fare ritorno a Milano abbiamo sorprendentemente appurato che non aveva lasciato in giro nessuna felpa, pensando: che bravo, ha imparato dall'esperienza. A pochi chilometri da Friburgo confesserà di aver dimenticato in bagno la trusse della fidanzata con spazzolino, sapone e tutto il resto. Lei, al suo ritorno, gli farà il culo, ma, dopo, lui scoprirà di averla infilata dentro il saccoapelo senza ricordarsene. Un poveraccio. Stavolta non aveva dimenticato niente! Ma... sarà vero? E' imprevedibile. Un pericolo pubblico. La prossima volta ci sorprenderà, ne sono certo...

17.9.09

 
[Free music for punx]
CHRON GEN (punk, U.k.) - Puppets of War (d.i.y. 7" - 1981) + Nowhere to Run (12" - 1984) + bonus!
[Puj] Dopo gli Anti-Nowhere League mi va di disotterrarae dal cimitero un altro nome minore del punk ingl
ese che amavo quando ero un bambino con i capelli in piedi. E ancora una volta, roba che suona, malgrado tutto, molto più originale di qualsiasi band di oggi.
Nessuno conosce in Italia i Chron Gen, ne sono sicuro. Benché siano stati uno dei guppi più noti di quella che in maniera un po' imbarazzante viene definita la "terza ondata" delle punk bands inglesi dei tempi d'oro, nessuno qui da noi ha mai ascoltato seriamente i loro dischi. Perché sono poco identificabili, e si fa fatica a metterli a fuoco.
Nati nel '77 a Letchworth, Hertfordshire, i Chron Gen (che sta per Chronic Generation, e che non vuol dire niente) pubblicano il loro primo singolo autoprodotto soltanto nel 1981. Nello stesso anno, grazie al successo che il vinile ottiene, vengono caricati sul carrozzone dell'Apocalypse Tour U.k. a fianco di Anti-Nowhere League, Anti-Pasti, Exlploited e Discharge. Conoscono poi un fugace successo commerciale con il loro primo (ed unico) LP, entrato nelle classifiche inglesi, trainato dal singolo "Jet Boy Jet Girl", cover di una conzonetta gay-protopunk del '77 che racconta una storia d'amore bisessuale. Un'altra stramba cover i Chron Gen proponevano sempre dal vivo: quella di "Living next door to Alice", un brano country portato al successo dagli inglesi Smokie, band di rock giurassico dimenticata dall'umanità. Si scioglieranno nel 1984.
I Chron Gen, come testimoniano le suddette scelte musicali, sono stati apertamente e coscientemente lontani dall'omologazione punk del periodo, e hanno avuto qualche timida velleità artistoide, rara tra i gruppi della medesima estrazione. Il loro percorso musicale, in bilico tra pulcioso punk di strada e power-pop da classifica, li ha portati a produrre dischi davvero interessanti; qui ne propongo due: l'esordio, il 7" "Puppets of War", divertente punk sottoproletario con testi paranoici, e il commiato, ovvero "Nowhere to Run", mini-album di 6 pezzi orientato verso un inquieto dub-punk battagliero, dall'ambientazione metropolitana tipo "Guerrieri della Notte", ma dai suoni morbidini più adatti ad un party di compleanno molto anni '80.
Per contorno, due bonus tracks, ovvero le due cover sopracitate: Jet Boy, Jet Girl e una versione live di Living next door to Alice. Prego...

* Puppets of War (7" - Gargoyle 1981): 1. Mindless few / 2. Lies / 3. Chronic generation / 4. Puppets of war.
* Nowhere to Run (12" - Picasso 1984): 1. To much talk / 2. Misadventure / 3. Breakdown / 4. Pretend / 5. Fiasco / 6. Pictures Paint Minds.
* Bonus: 1. Jet Boy, Jet Girl (orig. by Elton Motello) / 2. Living Next Door to Alice (orig. by New World/Smokie) [live].

>>> Chron Gen - Puppets of War (7") + Nowhere to Run (12") + bonus in mp3 (.rar - 51 mb.)


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