02/07/15

[Profumo di resina, laghi incantati e paesaggi idilliaci: benvenut* in Carelia! Seconda puntata del reportage sul nostro tour nell'ex-Urss: per una volta niente paramilitari in assetto anti-sommossa, ma solo pace e relax all'ombra degli abeti (e di qualche carro armato). Hyvyä huomenta, Karjala!]  

Capitolo 2:
Domenica 24 maggio, da San Pietroburgo a Petrozavodsk.



...Vedrò la Carelia nei miei sogni per molto tempo, 
vedrò gli occhi azzurri dei laghi con le loro ciglia di abeti...
[Лидия Клемент (Lidiya Klement) - Карелия (Carelia) (USSR 1964)]

La Carelia è una regione che si estende tra Russia e Finlandia. Esiste una Carelia finlandese, meno estesa, e una russa, più estesa, che costituisce una delle tante repubbliche autonome della Federazione Russa.
Ogni tanto, può capitare di imbattersi in qualche vecchio careliano che davanti ad una pinta al bar rivendichi il fatto che quello o quell'altro acquitrino careliano sia più finlandese che russo, o viceversa, ma sostanzialmente la Carelia vive bene così, divisa in due; i dissidi si limitano al recupero delle alci che vanno a brucare aldilà del confine dell'uno o dell'altro stato.
Detto questo, mentre la attraversiamo, pensiamo che la Carelia Russia sia una regione molto bella, grazie alla folta vegetazione di conifere, ai circa (si dice) 50.000 laghi (!) e agli incantevoli panorami. Qui, gli architetti sovietici, forse trovatisi in soggezione di fronte alla bellezza naturale del luogo, hanno contenuto l'edificazione dei classici scatoloni di cemento armato che costellano l'allegra Russia. 
Perfino gli autogrill sono più dolci ed accoglienti che nel resto del paese: non ci sono uomini con i baffi ad importunarci né brutti cessi con le turche di legno. Dove ci fermiamo a mangiare riso e cetrioli, c'è anche un maxischermo che trasmette un vecchio film sulla rivoluzione di ottobre ed alcuni lupi che si aggirano tra le pompe di benzina...

Incantevole Carelia, parte 1
Incantevole Carelia, parte 2

Staedy diet of riso & cetrioli
Rapiti dalla visione di un cine-polpettone sovietico
La scena madre

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In un battibaleno sbarchiamo a Petrozavodsk (Petroskoi, in dialetto careliano), capitale della Repubblica di Carelia, la seconda tappa del nostro tour...

Petrozavodsk: senza un carroarmato che impenna su un parallelepipedo una città russa non è russa...
 
Suoniamo allo "Zavod" un classico D.I.Y. place semi-legal in stile locale, che non si discosta poi tanto dai nostri spazi occupati...

Denis nutriva qualche perplessità circa la partecipazione dei punk qui a Petroskoi, ma fortunatamente i fatti lo hanno smentito: la serata è caliente e scorre via bella allegra. Prima di noi suonano tre band locali, che però sono formate più o meno dalle stesse persone che si girano gli strumenti: Khvoyoynaya Vyaz ("incollatura con la resina", o qualcosa di simile), Boulder Dash e Footstep. Conosciamo Sasha, che ha preparato per noi i calamitosi dei Kalashnikov in vero legno di abete careliano. Fantastici!

Artigianato locale

Ewiva!

Il concerto è davvero vivace e pieno di gente simpatica che si accartoccia l'una sull'altra. C'è anche chi si prende una pizza in faccia da Valeria (meritatatissima) per aver simulato una fellatio.
 


Ciao Kalashnikov, TANZE GRAZIE!
Alla fine un punk ci regala il manico rotto di un basso. E' pieno di schegge e parti accuminate ma Denis dice: “In Russia è grave maleducazione rifiutare i regali: prendetelo!”. Quindi lo mettiamo sottobraccio e ringraziamo sentitamente. 

L'istante del dono
Tutti sognano di fare una foto con un manico di basso rotto, non ce n'è!
Trascorriamo la notte nell'appartamento di due amici molto premurosi: uno è un bravissimo artista e tatuatore, l'altro fa degli strani esercizi da cintura nera di kung-fu. Il primo, il mattino dopo, ci regala alcune copie dei suoi disegni... 
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Karelian d.i.y. art
Gente discutibile saluta e se ne va
Ciao Petroskoi, sei stata dolce ed affettuosa con noi...

Postilla: Denis Alekseev's GAZelle of death!
La prima volta che siano venuti in Russia ci siamo chiesti perchè tutte le auto fossero ricoperte di uno spesso strato di merda unta. Poi abbiamo trascorso un paio di giorni di viaggio sulle statali della Federazione e abbiamo capito. Anche sul nostro furgone, in poche ore, è comparsa la seducente patina marrone. Polvere, fango, smog, neve, piscio, spazzatura, strade sterrate, buche sull'asfalto, pulviscolo radioattivo nell'atmosfera... tutto questo concorre al raggiungimento dell'obiettivo. L'odierno furgone di Denis, che una canna dell'acqua non l'ha mai vista, ha fatto del suo sudiciume virtù, diventando la tela di un'opera d'arte collettiva. Ogni band in tour ha lasciato il suo contributo, e il risultato, come potete vedere, è struggente.     
Il van marca GAZ di Denis è anche il protagonista di un fumetto in lavorazione da alcuni mesi, scritto dallo stesso Denis e illustrato dalla mano sapiente e alticcia del grande Pepka Mulinov, che narra le incredibili storie vere del nostro amato Capitano in giro per il mondo. Il titolo è “Gazelle of Death”: la gazzella è il simbolo della GAZ, storica casa di produzione automobilistica fondata in epoca staliniana. GAZ in realtà non sta per gazzella, bensì per Gorkovsky Avtomobilny Zavod, ovvero “Fabbrica delle automobili di Gorky” (sempre esplosiva la fantasia sovietica...). Gorky, per la cronaca, è l'odierna Nizhny Novgorod, città a quattrocento chilometri ad est di Mosca. 
Qui sotto, in anteprima, alcune tavole di Gazelle of Death, opera che sconvolgerà il panorama letterario quando farà irruzione nelle librerie...  



Signore e signori... eccoli: gli autori di GAZelle of Death!

28/06/15

[Nel maggio del 2015 siamo tornati a suonare nell'ex-Unione Sovietica, ma questa volta con l'intento di evitare accuratamente ogni ovvietà: il tour che abbiamo ordito con lucida follia ci ha portati da San Pietroburgo all'estremo nord, nella penisola di Kola, poi nella repubblica di Sacha-Yakutia, nel misterioso oriente siberiano e infine in Ucraina, paese (tristemente) alla ribalta delle cronache degli ultimi tempi. Abbiamo toccato le propaggini estreme del mondo prima del nulla artico, viaggiato per migliaia di chilometri in mezzo alla tuundra sotto il pallido sole di mezzanotte, abbiamo calpestato i resti dei Mammuth intrappolati nel permafrost, camminato per le strade della città più fredda del mondo, suonato per la comunità anarchica di Kiev, in Ucraina, dove, a causa del vacuo terrorismo dei media, nessuna punk band mette più piede. Se vi interessa scendere nei dettagli, eccovi il consueto resoconto a puntate!]       

Capitolo 1:
Venerdì 22 maggio, arrivo a Mosca e partenza per San Pietroburgo. 
Sabato 23 maggio, concerto a San Pietroburgo.


"Abbiamo visto la notte, siamo andati in giro fino al mattino!..."
[Kino - Видели ночь (Abbiamo visto la notte) - USSR 1986]

La traversata onirica
“Smoking break!”. Riapriamo gli occhi, ma non siamo sicuri di essere del tutto svegli, perché fuori del finestrino del furgone c'è qualcosa che non dovrebbe esserci: una specie di villaggio degli gnomi con le casette in legno e le tendine colorate. Ogni casetta ha una finestrella e sul davanzale di ogni finestrella c'è un imperioso samovar fumante che avvolge tutto di una coltre onirica. Ma certo: si tratta semplicemente dell'ennesima variante russa del concetto, così banale per noi occidentali, di autogrill, ma che qui assume forme imprevedibili. Sono le cinque o le sei di mattina, il sole è alto e dalle casupole le nonnine con i denti d'oro offrono già tè e pesce secco agli automobilisti. Beh, niente pesce secco stamattina: richiudiamo gli occhi e torniamo a dormire...
Siamo in viaggio da circa dodici ore, diretti a San Pietroburgo. Capitan Denis Siggi Alekseev è come sempre al volante. Lui, le sue smoking break e i suoi piani che funzionano, ma solo dopo essere sembrati a chiunque del tutto folli. Tipo il piano di guidare ininterrottamente tutta la notte per macinare i 750 chilometri che separano Mosca da Pietroburgo, prima data di questo nostro nuovo, epico tour nell'ex-Unione Sovietica.
 
La partenza di ieri dall'areoporto Šeremet'evo di Mosca però non ha avuto niente di epico: dopo otto secondi ci siamo trovati imbottigliati nel famigerato traffico della capitale, sotto un rovescio torrenziale che filtrava allegramente dalle guarnizioni marce del tettuccio del furgone, uno strepitoso GAZ sovietico non proprio ultimo modello con le ruote posteriori gemellate e due sedili sfondati. San Pietroburgo dista da Mosca, dicevamo, circa 750 chilometri, che, se non si conoscono le strade russe, possono anche sembrare non così proibitivi; invece, se le si conoscono, 750 chilometri diventano una distanza astronomica comodamente percorribile in un paio di eoni.
Dopo aver consumato una frugale cena a base di prodotti del supermercato, caduti in un sonno tormentato sui sedili del furgone, ha preso avvio la traversata onirica, costellata di strane visioni offerte dai finestrini bagnati dalla pioggia; di tanto in tanto, nel dormiveglia, abbiamo intravisto Capitan Alekseev stringere il volante come fossero le redini di un cavallo imbizzarrito e maledire gli dei nella sua personale battaglia contro le statali russe. Introno alle due di notte, la folle corsa verso il nulla si è interrotta: Denis ha parcheggiato il furgone in uno spiazzo buio per una “one hour relax” e ha dormito accovacciato tra il volante e il sedile, per poi risvegliarsi di soprassalto meno di un'ora dopo, infilare le chiavi e riprendere rabbiosamente l'asfalto.
Ed ora eccoci qui, in questo strano posto, a circa centosettanta chilometri dalla meta, che raggiungeremo soltanto alle dieci del mattino. Dopo un viaggio di appena... sedici ore!  

Dolce San Pietroburgo, eccoci!
 
I canali, il cielo, l’architettura, i colori… San Pietroburgo ha qualcosa di profondamente diverso dalle altre città sovietiche: è più gentile, più graziosa, più... ma no, è un buco di  culo come tanti altri, precisa Denis, prima di scaraventarsi in coma sul materasso dell'ostello. Noi lo seguiamo con disciplina e abnegazione e dormiamo come salme nella bara.

Dopo qualche ora di sonno ristoratore, usciamo a passeggiare quel tanto che basta per trovare un bar ed infilare le gambe sotto ad un tavolo. Quello nel quale entriamo è moderno, e potrebbe essere collocato in qualsiasi città del nord europa, se non fosse per il fatto che da mangiare c’è solo zuppa di funghi e pane all’aglio. 
Suonare a san Piteroburgo, per noi amanti del vecchio rock russo, ha un sapore del tutto particolare, che non ha a che fare con l'aglio, bensì col fatto che negli anni ’80 la scena della città, che allora si chiamava Leningrado, è stata la più vivace del periodo sovietico: da Leningrado provenivano i Kino, gli Akvarium, i Televizor, gli Alisa, i Zoopark ed altre band protagoniste della Tusovka, la new-wave russa di quegli anni così tormentati. Anche le prime punk band russe, alla fine degli anni '70, sono comparse a Leningrado, prima che altrove. Oggi tanto è cambiato, e San Pietroburgo, la metropoli russa più accessibile dall'Europa, può realizzare appieno quella sua vocazione cosmopolita che l'ha sempre caratterizzata, tanto che alla Fish Fabrique, dove suoniamo, incontriamo una sacco di amici vecchi e nuovi da ogni parte del paese e del mondo. Naturalmente l’incontro più gradito è quello con Mimì Demon, ex bassista dei Pioggia Nera, volatilizzatosi e ricomparso qui a San Pietroburgo dove si sta costruendo una vita. Ricordiamo tutti con affetto la prima volta che abbiamo incontrato il russo Dimitri, con i capelli rosa al Drazdamir di Ferrara, una decina abbondante di anni fa. Ce lo ricordiamo perchè ci sorprese il fatto, che anziché suonare avesse ballato tutto il tempo sul palco senza emettere una nota. Mimì, ti vogliamo bene!
 
Si entra in azione
Ad aprire il concerto alla Fish Fabrique ci pensano gli Ankylym di San Pietroburgo. Tutti e tutte noi attendiamo la loro esibizione con gioia perchè gli Ankylym sono un gran gruppo, che apprezziamo da anni: formalmente fanno punk h.c., ma con strumenti per metà rock (basso e batteria) e per metà legati alla musica tradizionale russa, ovvero fisarmonica e balalaika! La band è famosa per le cover dei classici del punk e del metal del passato, come “Nazi punks fuck off” dei Dead Kennedys e “Comes as you are” dei Nirvana: il loro ultimo album non delude in questo senso, perché contiene una magistrale cover di Refuse/Resist dei Sepultura, con mandolino crunch e fisarmonica death metal! Il loro set si conclude trionfalmente con la tittle track del disco, “Smert” (morte) che dura... 3 secondi. 
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[Videoclip live degli Ankylum: come si fa a non amarli?]

Seguono i finlandesi Masquerade della darkettona Suzy Sabotage: c’è molta attesa da parte dei fanzinari locali per la performance di Suzy, che in patria è una piccola celebrità, comparsa anche sulla tivù nazionale...


[Suzy Sabotage e i Masquerade al telegiornale della tv di stato finlandese]

I Masquerade sono la copia carbone dei gruppi dark-punk degli anni '80: non c’è nessun dettaglio, né nel look né nel sound, che faccia suppore provengano dal 2015. Suzy sembra Siouxie: nella voce, nelle movenze, nel guardaroba e... anche nel nome, in effetti. 


 

E infine tocca a noi!  

 




Chacha disaster 
A fine concerto brindiamo nel backstage con un tale che conosciamo da cinque minuti, ma che i vapori dell'alcol hanno già trasformato in un vecchio amico che non vediamo da decenni. Il tale festeggia il compleanno e ha portato sott’aceti fatti in casa e alcune bottiglie di chacha artigianale, che sembrano quelle della soluzione fisiologica. La chacha è una specie di grappa tipica della Georgia, un digestivo amabile che sfiora i 50 gradi e scartavetra l'esofago. In Gerogia sono talmente fieri del loro liquore locale da aver costruito nella cittadina di Batumi, una specie di santuario ad esso dedicato e al cui interno c'è una fontanella che, per dieci minuti al giorno, eroga gratuitamente fresca chacha ai passanti... Ad ogni modo, quando un russo (peggio se di origini georgiane) è in vena di festeggiare non ce n’è più per nessuno, quindi ci sottomettiamo umilmente al suo volere. Chi, prende con più entusiasmo e impegno il brindisi è però il chitarrista dei Masquerade, che, travolto da un raptus, tracanna con violenza immotivata un’intera bottiglia di chacha; naturalmente, dopo essersi riempito di birra al mango e pessimo vino russo, per tutta la sera. Risultato: verrà trascinato fuori come un sacco della spazzatura dai suoi compagni di gruppo, sotto lo sguardo sgomento di Suzi: lo aspetta un viaggio in treno notturno fino a Mosca, dove l’indomani i Masquerade si esibiranno. Noi osserviamo la scena come fossimo al cinema, masticando pop-corn e sorseggiando una bibita. Benchè il bassista e il batterista ci abbiano provato con impegno, non c'è stato verso di mantenere eretto il corpo del chitarrista, ridotto ormai allo stato semi-liquido, e quindi hanno deciso di tirarlo da un braccio facendolo strisciare sul pavimento. Il Nonno, solcato da un moto di pietà, scuote la testa ed esclama:“Ehi voi, bruti! Si tratta pur sempre di un essere umano!...”.

Feddy Lavrov detto Behemoth
Postilla: il "dipartimento dell'autosradicamento" o la prima anarcopunk band dell'Unione Sovietica
Recentemente, è circolata in internet una clamorosa notizia circa un presunto legame tra i Sex Pistols e il governo dell'Unione Sovietica ai tempi della Guerra Fredda: un ex-agente del KGB avrebbe dichiarato che la nota punk-band fu, in quegli anni, finanziata dall'Urss con lo scopo di destabilizzare la società capitalista e provocare una rivoluzione. I Sex Pistols, ma anche altre punk-band della prima ondata, avrebbero ricevuto aiuti economici e supporto logistico da agenti del KGB per diffondere decadenza, malcontento e droga tra i giovani occidentali. 

Chi conosce anche superficialmente la storia dell'Unione Sovietica ed in particolare della disgraziata epoca brezneviana, nella quale i fatti si sarebbero svolti, capisce al volo che si tratta di una bufala: folle pensare che gli organi governativi della Russia comunista abbiano avuto un tale acume e tempismo da ordire un piano così sottile, e tra l'altro lievemente demenziale (anche se quest'ultimo aspetto potrebbe avvalorare la notizia...). Il punk in Russia, alla fine degli anni '70, non è stato capito tanto bene nemmeno dai giovani, figuriamoci dai vecchi burocrati del partito! 
Diciamo che per alcuni anni il punk-rock nell'Urss è stato un genere drasticamente undergorund, piuttosto bistrattato, praticato da pochi pionieri, folgorati da sporadici e fugaci contatti con la sottocultura dei paesi capitalisti. 
Qual'è stata la prima punk band russa? Forse gli Автоматические Удовлетворители (Soddisfatori Automatici) di Andrey Panov, detto il Suino, ma non tutti concordano con questa affermazione. Sappiamo però con certezza quale è stata la prima anarcopunk band dell'Unione Sovietica: i leggendari Отдел Самоискоренения di San Pietroburgo! Avevano testi contro il sistema e utilizzavano l'iconografia anarchica; insomma, almeno non si limitavano a sbraitare sconcezze nei microfoni come Panov il Suino. Per questo gli Отдел Самоискоренения (il cui nome suona più o meno come "il dipartimento dell'autosradicamento"), capitanati da Feddy Lavrov detto Behemoth (!) raggiunsero rapidamente i primi posti di una classifica molto speciale, quella del KGB, che subito li insignì del bavaglio. Nel 1982, però, la band fece a tempo a registrare, in segretezza e con mezzi di fortuna, alcune canzoni, che furono distribuite soltanto agli amici più stretti. Poi il silenzio, tanto che solo i punk russi più pazienti e determinati hanno avuto l'opportunità di ascoltare il materiale della band prima del 2013, anno in cui Behemoth ha riformato (!!) gli Отдел Самоискоренения, curando la pubblicazione di una raccolta in cd di tutto il vecchio, mitologico materiale.  
Tra i pezzi più noti del gruppo c'è “Военная монархия” (Monarchia militare), che mette Andropov e Reagan sullo stesso piano, dipingendoli come comuni criminali. Un classico attacco al potere in stile anarcopunk: l'anarchia e il pensiero libertario forse però c'entrano relativamente nella poetica della band, perché in Unione Sovietica, negli anni surreali di Andropov, era in fondo un fatto molto comune quello di prendere in giro i governanti con stotrielle fataliste e barzellette ricolme di rassegnazione. In fondo l'anarcopunk si inserisce perfettametne nel solco di questa tradizione popolare dell'Urss!... 


>>> Listen Отдел Самоискоренения anthology (1981-1984) via bandcamp!

Отдел Самоискоренения (1981)

21/06/15

[Free music for punx]
POST-PUNK IN BULGARIA (1985-1989)! 
[Puj] Una volta, nella periferia di Berlino, ci capitò di mangiare in un ristorante collegato ad un centro culturale bulgaro. A parte il cibo (una terrina contenente una palla infuocata di patate e formaggio, immersa nel burro fuso a temperatura lavica), una delle cose più difficili da digerire fu uno schermo tv che trasmetteva ininterrottamente musica pop bulgara: svariati cantanti vestiti da camerieri sfilavano in uno studio televisivo attrezzato a cerimonia. Pur nutrendo un incrollabile entusiasmo per le scene musicali periferiche, ho accantonato quella bulgara. Mai mi sarei aspettato di scoprire che in Bulgaria potesse essere esistita, negli anni '80, una poderosa scena post-punk/new wave! Atlas, Class, New Generation, Kontrol, Reviu... gruppi straordinari, la cui unica sfortuna è stata quella di provenire da uno dei paesi meno conosciuti della terra: la fottuta Bulgaria.
La Bulgaria, nel ventesimo secolo, ha sbagliato tutto: durante le due guerre mondiali si è schierata in entrambe le occasioni dalla parte degli sconfitti; nel 1946 entrò nella sfera d'influenza dell'Unione Sovietica e divenne così la comunista Narodna Republika Balgarija, uno dei paesi dell'europa orientale più fedeli al Kremlino. Dopo la tragica parentesi stalinista di Valko Cervenkov, il potere passò a Teodor Zivkov che la governò per oltre quarant'anni, in totale allineamento con la politica sovietica.
Nel 1989, nell'anno della caduta del muro di Berlino, la classe dirigente era così vecchia e inetta che in Bulgaria la fine del comunismo avvenne per sfinimento, senza rivolte né spargimenti di sangue.

Negli anni del comunismo, come in molti paesi dell'ex-cortina di ferro, in Bulgaria il rock creativo non ha vita facile. In generale, la musica troppo aggressiva è severamente bandita. La Bulgaria però confina con l'allora Yugoslavia, un regime comunista nel quale tuttavia non sono in vigore eccessive restrizioni circa i prodotti di tipo artistico e culturale, come la musica: la scena rock e punk yugoslava è, tra l'altro, piuttosto florida e soprattutto ampiamente supportata dalla Yugoton, la casa discografica di Stato; il punk rock, in particolare, per tutti gli anni '80, è musica da classifica in Yugoslavia. Così, i bulgari che vivono nei pressi della frontiera slava possono facilmente interecettare i programmi radio oltre-confine, ed entrare in contatto con il punk. Non a caso, la prima punk band bulgara, i Novi Cvetya (I Nuovi Fiori - foto sottostante), nasce nel 1979 a Kyustendil, una cittadina a pochi chilomteri dalle attuali Serbia e Macedonia. La loro musica è influenzata dai gruppi yugoslavi come i Pankrti e i Paraf. A Sofia qualche anno più tardi si formano i DDT, ispirati al punk inglese tipo Exploited e Chaos UK.
 

Nel febbraio 1984, il vice presidente Georgi Dzhagarov dichiara che “l'intera nazione si dissocia dal torbido movimento che allontana la gente dai veri valori della musica”. Il governo lancia quindi una massiccia campagna  per eliminare la cultura rock nel paese, e i punk in particolare: chiunque vesta nello stile punk o heavy metal in pubblico viene fermato dalla polizia e spogliato dei suoi simboli. Tuttavia, la maggior parte dei punx se ne sbatte: durante il capodanno del 1986, uno stormo di punk e metallari scandalizza l'opinione pubblica comparendo ai festeggiamenti dell'anno nuovo con spikes colorati, creste e giubbotti borchiati. La stampa bulgara prende apertamente coscienza del fatto che "esiste un'aberrante cultura musicale giovanile".
Lo Stato capisce che osteggiare la nascente scena rock e punk può essere antiproducente, così abbraccia una scelta collaborazionista: la Balkanton (la casa discografica di stato bulgara, ovvero l'unica casa discografica del paese) offre ad alcune punk/new wave band - accuratamente selezionate - l'opportunità di incidere dischi. La collana discografica verrà battezzata (con grande fantasia) BG rock. Naturalmente le punk band come Novi Cvetya e DDT vengono tagliate fuori, a vantaggio delle band new wave, secondo una meritocrazia tecnico-strumentale tutta comunista. Così alcune band come Reviu, Atlas, Kontrol,
Nova Generatzia e Class hanno la possibilità di pubblicare dischi ufficialmente. 

I Reviu (nella foto qui a fianco), formatisi a Sofia nel 1985, sono stati sicuramente la più originale tra queste band. Il carisma della front-girl Milena fu uno dei motivi del loro successo, pressoché immediato. Gli spandex bucati di Milena divennero presto famosi in tutta la Bulgaria, assurgendo a  vero e proprio simbolo di trasgressione. La band pubblicò una cassetta nel 1988 e un disco nel 1989: uno split con la stessa Milena che nel frattempo aveva ceduto alle lusinghe della Balkanton e si era sganciata dalla band con un proprio progetto solista (tristemente inferiore ripsetto al materiale dei Reviu). La musica dei Reviu, a differenza di quella dei loro colleghi rocker bulgari dell'epoca (più orientati verso soluzioni occidentali), rappresenta un miracoloso punto di contatto tra il post-punk europeo e la tradizione musicale bulgara.
I Nuova Generazione (Nova Generatzia) sono considerati la cult band del rock bulgaro. Furono attivi dal 1987 al 1992, anno della morte del cantante e leader Dimiter Voev. Voev morì di cancro all'età di ventisette anni ed è ricordato come il poeta di tutti i giovani bulgari degli anni '90. Lo stile dei Nova Generatzia si avvicina alla new-wave europea, ma con l'inconfondibile gusto melodico bulgaro. I testi parlano dell'incomunicabilità tra le generazioni e di altri temi esistenziali che a noi risultano banali, ma per gli standard della musica bulgara dell'epoca erano letteralmente rivoluzionari.
I Kontrol sono stati l'unico gruppo formalmente punk ad approdare ad un disco ufficiale in epoca comunista, benché in realtà la loro musica di punk abbia pochissimo: sembrano più un goliardico gruppo di hard-rock veloce, con un certo umorismo tutto sovietico. Altri due ottimi gruppi furono Atlas e Class: i primi suonano new wave piuttosto romantica e caratterizzata da melodie retrò; i secondi sono più oscuri, a volte ricordano gli Enigma, e portano alla mente il tipico clima della guerra fredda e l'architettura socialista. 

Ma ora basta parlare: qui sotto, trovate una raccolta in due parti di new wave bulgara degli anni '80, con brani tratti dai vinili di BG Rock. Sturatevi le orecchie e gioite!  

>>> Download Bulgarian Post-punk Compilation (1985-1989) in .mp3 [PART 1] (.rar - 93 mb.)
>>> Download Bulgarian Post-punk Compilation (1985-1989) in .mp3 [PART 2] (.rar - 75 mb.)

Il famigerato gruppo punk dei Novy Cvetya: negli anni '80 erano il terrore dei benpensanti bulgari.
I New Generation si lanciano in smorfie pericolosamente trasgressive per gli standard bulgari dell'epoca...
I Class, invece, giocano la carta dell'eleganza: si spacciano per ricche signore bulgare ad un matrimonio.
Milena dei Reviu (e i suoi leggendari spandex bucati).
  Reviu live nel 1989

18/06/15

[Punk in DDR] 
VERBOTEN PUNX! Breve storia del punk nella Repubblica Democratica Tedesca (1979-1989) 
[Puj] Nella Germania comunista di fine anni '70 l'esistenza di un adolescente è piatta come le distese di cemento che lastricano la sua città. Noia, e soprattutto, assenza di alternative: un solo canale tv, una sola stazione radio e una sola musica: quella dei dischi dall'Amiga, la casa discografica di stato, il cui catalogo comprende una serie di popstar di regime (celebrità assolute nei paesi della cortina di ferro, mai sentite nominare nel resto del mondo) e ristampe dei dischi occidentali più stupidi, epurati da ogni elemento di decadenza capitalista.La Freie Deutsche Jugend (la Libera Gioventù Tedesca) é l'organizzazione giovanile della DDR, alla quale sono iscritti tre giovani su quattro di età inclusa tra i 14 e i 25 anni; ci si può anche non iscrivere, però poi si va male a scuola, si hanno casini sul lavoro e si viene esclusi da tutto. A rallegrare gli animi, raggiunta la maggiore età, c'é poi il servizio militare obbligatorio nella National Volksarmee, l'Esercito del Popolo. Insomma, una noia colossale, ma soprattutto la sensazione, da far mancare il respiro, di sentirsi chiusi in trappola.
E' sotto questo cielo cinereo che, ad un certo punto, malgrado l'isolamento culturale, nella Repubblica Democratica Tedesca irrompe la musica punk. 
Risalgono al 1979 le prime tracce di una sottocultura punk nella Germania dell'Est, figlia delle riviste occidentali trafugate avventurosamente, dei dischi di contrabbando e, soprattutto, delle trasmissioni radio intercettate oltre cortina. Cricche di punx vengono avvistate a Dresda, Lipsia, Erfut, Halle e naturlamente Berlino Est. All'inizio degli anni ottanta prendono corpo le prime punk band clandestine della Germania orientale: gli Schleim-Keim di Erfurt, i Paranoia di Dresda, i Mullstation di Eilseben, i L'Attentat di Lipsia, gli Zwitschermaschine, i Feeling B, i Namenlos (Senza nome), i Planlos (Senza piani) e i Rosa Extra di Berlino Est.Gli ost-punx assomigliano a quelli occidentali, ma non hanno i capelli colorati (perché le tinte, in Germania est, non si trovano) e i tatuaggi se li fanno da sé, con l'ago e l'inchiostro. Le band provano in casa, con amplificatori ricavati da vecchie radio e strumentazione di fortuna. D'altronde un ampli appena appena decente costa circa mille marchi, e lo stipendio mensile medio di un tedesco dell'est si aggira sui trecento. Però, c'é un problema: nella DDR non esistono locali o luoghi di ritrovo dove potersi esibire, considerato che soltanto le band riconosciute dagli organi goverantivi possono suonare in pubblico.

E' allora la Chiesa, in particolare quella Protestante, a prendere a cuore la causa dei punx. Sembra incredibile, ma é così: i concerti punk nella Germania comunista vengono organizzati soprattutto nelle chiese, perché lì la polizia non può entrare. Come in tutti i paesi del blocco comunista (eccezion fatta per l'Albania), anche nella DDR, benché venga proclamato l'ateismo di stato, le minoranze religiose sono tollerate: naturalmente, la fede religiosa e l'adesione ad una chiesa implicano discriminazioni in ogni ambito della vita quotidiana. Però, nella DDR, gli edifici religiosi rimangono, informalmente, zone franche, luoghi da cui la sbirraglia si tiene lontana.
Emblematico è il caso della Chiesa del Redentore di Rummersburg, a Berlino Est, che dal 1980 è al centro del movimento "la chiesa dal basso" e offre sostegno alle sottoculture alternative della Germania orientale; lì, nel 1983, l'arcidiacono Lorenz Postler, organizzerà il primo di una lunga serie di concerti punk (si esibiranno i Namenlos, gli Unerwuscht e i Planlos) e stamperà la fanzine punk "Alosa".
Quella punk é inizialmente una comunità molto unità e solidale, poiché la forzata clandestinità e la necessità di difendersi da attacchi esterni, lo i
mpongono. Poi, però, sono la frustrazione e il nichilismo a prevalere, e il teppismo di strada diventa una componente preponderante della quotidianità, soprattutto a Berlino Est, dove la comunità dei punk matura una pessima fama.

Ben presto, il K1 del Dipartimento di Polizia del Popolo Tedesco, al servizio della Stasi (abbreviazione per Ministerium für Staatssicherheit, Ministero per la sicurezza di Stato), inizia ad occuparsi della controcultura punk. E lo fa servendosi dei cosiddetti IMs, i "dipendenti non ufficiali": informatori, spie ed infiltrati che si muovono nell'anonimato, insospettabili cittadini, che si nascondono tra gli amici, i parenti, i colleghi di lavoro... La Stasi, negli anni '80 é la più organizzata e potente polizia segreta del mondo comunista: circa l'1,7% della popolazione della Germania orientale ha un impiego nella Stasi; il rapporto tra il numero delle spie e il numero dei cittadini é il più alto di tutti gli altri paesi del blocco comunista, senza contare poi che la Stasi si serve di un numero imprecisato (ma molto vicino alle duecentomila unità) dei sopracitati collaboratori "informali" a breve periodo, spioni disseminati tra la popolazione. Oggi sappiamo che, nella DDR, su sette abitanti adulti probabilmente almeno uno di questi era, era stato o sarebbe prima o poi stato un collaboratore della polizia segreta: fino alla caduta del Muro di Berlino, la Stasi ha spiato e schedato l'intera popolazione, anche nelle più quotidiane ed insignificanti attività. La sua organizzazione era talmente complessa ed, appunto, segreta (anche per gli stessi dirigenti), che oggi, a oltre vent'anni dalla fine del regime comunista, non se ne conoscono ancora con chiarezza nè i piani nè l'organizzazione...

Nel 1980 ha inizio l'offensiva anti-punk da parte delle autorità della Germania orientale. Risultato della prima operazione è la schedatura di duecentocinquanta punx berlinesi, decretati fuorilegge. Gli anni tra il 1980 e il 1983 sono anni duri per gli ost-punx, ma l'apice della repressione viene toccato tra l'83 e l'86: viene loro vietato l'accesso ai bar e ai ristoranti, piovono arresti, proseguono copiose le schedature e quasi ogni punk-band viene infiltrata da spie della Stasi. Per gli agenti della polizia segreta, non é difficile comprare i punx più disastrati, quelli che ormai sono inclini all'alcolismo, oppure quelli più giovani e sprovveduti: in cambio di soldi, sigarette, dischi d'importazione estorcono informazioni, e qualche soffiata. In questo clima spaventoso, alcuni punx, accanto alle A cerchiate, adottano i simboli delle minoranze perseguitate, come ad esempio la Stella di David. E accadono fatti incredibili, come quello che vede protagonista, nel 1985, Bernd Stracke, il cantante dei L'Attentat, improvvisamente prelevato ed arrestato dalla Stasi: a condurre gli inquirenti al suo appartamento è Imad Abdul, il chitarrista della sua stessa band, in realtà spia della Stasi. Ancor più folle é la storia della pubblicazione del primo disco punk made in DDR, ovvero lo split DDR von Unten, uscito in Germania ovest nel 1984. Ve la raccontiamo...

Nel 1983, Dimitri Hegemann, un giornalista musicale di Berlino ovest, trascorre alcuni giorni a Berlino Est e, ad una festa privata, ha l'occasione di assistere ad un concerto clandestino degli art-punx Rosa Extra. Sorpreso dall'esistenza di una controcultura punk nella DDR, ne è entusiasta e vuole farla conoscere ai tedeschi dell'ovest. Convince il produttore Karl-Ulrich Walterbach della Aggressive Rockproductionen di Berlino Ovest a collaborare al progetto della pubblicazione di un disco dei Rosa Extra in occidente. Però, l'operazione non é semplice: bisogna registrare il materiale e soprattutto, far passare i nastri attraverso il Muro. I Rosa Extra, da soli, non ce la possono fare e coinvolgono nell'affaire lo scrittore Sascha Anderson, un personaggio chiave della controcultura della DDR, con molti contatti tra gli intellettuali anti-regime, nonché cantante della art-punk band Zwitschermaschine. Vengono tirati in mezzo anche Sören Naumann, altro personaggio del sottobosco controculturale, quale tecnico del suono, e una terza band, gli Schleim-Keim, che suona il tipico punk tedesco, veloce e truce, e completa il quadro stilistico offerto dall'album, che sarà quindi uno split tra Rosa Extra, Zwitschmaschine e, appunto, Schleim-Keim.Nel gennaio del 1983 si procede alle registrazioni del materiale, nello studio di Andeck Baumgärtel, nei pressi di Dresda. Andeck é un musicista blues e suona in una band chiamata Mustang. Essendo una band professionista e regolarmente registrata, non rientra nel mirino della Stasi e può disporre di una sala d'incisione casalinga. Tutto fila liscio, ma appena concluse le registrazioni, Günther Spalda dei Rosa Extra viene prelevato ed interrogato dalla Stasi. La polizia sa dei nastri registrati e del progetto e prospetta a Günter una decina d'anni al fresco nel caso in cui si rifiuti di conscegnare immediatamente il materiale audio. L'accusa é pesantissima: collaborazionismo con le forze capitaliste nemiche! Grazie ad alcuni appoggi, Günter Spalda e i Rosa Extra riescono però ad evitare il carcere: si sottopongono al vaglio della commissione giudicatrice per il riconoscimento di band ufficiale; la pratica va in porto e vengono ribattezzati "Hard-pop". Naturalmente, sono costretti ad abbandonare il progetto dello split.

Vista la situazione, gli Schleim-Keim decidono di cambiare nome per fare in modo che le registrazioni non possano essere collegate a loro, anche se decidono che almeno le iniziali S e K devono rimanere: da Schleim-Keim (Batteri Melmosi) si ribattezzano Sau-Kerle (Ragazzi Suini). Nel frattempo, Sascha Anderson porta le due band rimaste nel progetto, Sau-Kerle e Zwitschmaschine, da Günther Fischer, un famoso compositore della Germania Orientale, autore di decine di colonne sonore per i film della DEFA, la casa di produzione cinematografica di Stato. Fischer aiuta le due band a sovraincidere alcune parti con tecniche più all'avanguardia. Poi, tramite i contatti di Anderson con alcuni diplomatici di Berlino Ovest, le registrazioni vengono portate dall'altra parte del Muro e date a Ralf Kerbach, ex-membro degli Zwitschermaschine che, in qei giorni era diventato cittadino della Germania Ovest. Così, nel 1984 vede finalmente la luce il disco "DDR von Unten", al quale è allegato un saggio di Anderson sulla situazione delle controculture nella Germania socialista. Per anni il Governo tedesco-orientale considererà il fatto una sconfitta clamorosa della Stasi, la quale studierà il caso per mesi senza darsene spiegazione.
Le ripercussioni sui musicisti coinvolti non si fanno però attendere: gli agenti fanno irruzione nella casa dei fratelli Klaus e Otze, chitarrista e cantante degli Schleim-Keim/Sau-Kerle. Evidentmente, il cambio di nome non ave
va tratto in inganno la polizia segreta. I due vengono arrestati e tenuti in isolamento per diverse settimane. Otze viene interrogato per tredici ore di fila, ma nega fino all'ultimo; inutilmente, però, perché il bassista Dippel spiffera tutto. Vengono accusati di "contatti con le forze nemiche" e di "agitazione anti-nazionale", e minacciati di pene detentive dai 5 ai 10 anni. Per fortuna le accuse decadono, ma, fino al 1989, Otze verrà perseguitato dalla polizia e trascorrerà brevi periodi in carcere. Nessuno, soprendentemente, andò a bussare alla porta di Sascha Anderson e degli Zwitschermaschine. Come mai a questi ultimi andò tutto liscio? 
Quando, all'inizio degli anni '90, dopo la caduta del Muro di Berlino si scoprirà, non senza una certa indignazione, che Sascha Anderson, ormai noto e stimato scrittore, ai tempi della DDR era stato una spia della Stasi, sarà certamente chiaro il motivo per il quale la sua band, all'epoca, non subì intimidazioni né processi. Sascha fece il doppio gioco: da una parte lasciò trapelare alcune informazioni alla Stasi, dall'altra sfruttò il suo coinvolgimento nella polizia segreta per depistarla e portare a compimento il progetto. Un esercizio di equilibrismo (e cinismo) davvero sorprendente. Certo è che il suo status di eroe della controcultura della Germania Socialista venne, nell'epoca del wende, del tutto ridimensionato. Ma torniamo agli anni '80... 

Il cappio alla gola degli ost-punx si allenta dopo il 1986. Negli ultimi tre anni del regime comunista, dall' 86 all'89, i punx godono infatti di maggior libertà espressiva: lo si nota nella musica delle ost-bands di seconda generazione, che sono più melodiche delle prime, e compongono testi più spensierati. Sorge però un nuovo problematico fenomeno: molti punx virano verso posizioni di destra e diventano naziskin. E' un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante, che scoppierà in tutta la sua drammaticità dopo il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione delle due Germanie.
Nel 1987 un concerto punk organizzato alla Zionkirche (la sinagoga!) di Berlino Est viene preso d'assalto da un manipolo di skinhead nazionalisti, sotto gli occhi della polizia, che non interviene e non fa nulla per impedirne le violenze. In questo clima di confusi
one ideologica e decadenza del regime comunista, viene organizzato il più importante evento punk della Germania Est: il 22 e 23 aprile del 1988 si tiene una due giorni di concerti alla Chiesa del Redentore di Berlino Est alla quale partecipano molte band locali, alcune provenienti dai paesi del Patto di Varsavia (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia), due dalla Germania Ovest e -udite udite- una dall'Italia (i misteriosi Lager)! L'anno successivo, il Muro di Berlino crolla e la situazione cambia dalla sera alla mattina: gli uffici della Stasi vengono presi d'assalto da frotte di cittadini infuriati e il punk diventa un genere musicale come tanti altri.

Molti gruppi si sciolgono: benché la loro "battaglia contro il Sistema" sia stata vinta (in un modo o nell'altro, e di sicuro non da loro), permane un senso di amarezza profonda. Le regole del vecchio gioco sono saltate, ma quelle del nuovo non sembrano essere migliori. All'industria discografica occidentale non interessa nulla delle terribili punk bands orientali, e nemmeno ai giovani dell'est interessano più, dato che ora possono liberamente ascoltare tutta la musica che si erano persi in quarant'anni di censura. Solo una manciata di band continua a suonare, tra cui gli incrollabili Schleim-Keim e i Mullstation; gli unici ad avere un successo nel mercato musicale saranno i Feeling B, ribattezzatisi Rammstein. Molti punx di strada, nel clima di disorientamento post-comunista, si arruolano nelle file degli estremisti di destra. Farà scalpore, negli anni '90, la pubblicazione del Diario di un Naziskin, autobiografia di Ingo Hasselbach, che negli anni del Wende diventerà il leader dei naziskin tedeschi (per poi pentirsi e girare le spalle a quel mondo). Ingo Hasselbach era un ragazzo tedesco dell'est e, prima del crollo del Muro di Berlino, era un punk.

La ricostruzione della storia della sottocultura punk nella Repubblica Democratica Tedesca é certamente affascinante e l'abbiamo assemblata sulla base di numerose pubblicazioni in lingua tedesca, poiché, aldifuori della Germania scarseggiano le informazioni riguardanti l'argomento. Per quanto la nostra ricostruzione possa essere parziale e imprecisa, questo spaccato di controcultura fa rivivere il significato originario del genere musciale che suoniamo e viviamo.
Ma, bando alle ciance, ora è il momento di ascoltare un po' di spazzatura punk socialista; nell'archivio qua sotto trovate una selezione di ost-punk d'annata: si parte con il mitologico split "DDR Von Unten" (1984), musicalmente davvero assurdo: da una parte il punk esistenzialista e sperimentale degli
Zwitschermaschine, dall'altra gli Schleim-Keim (in incognito come Sau-Kerle): esilarante e trucido deutsch-punk, che più tedesco non si può. E' loro la canzone che riassume la storia del punk della DDR: Spione Im Café. Non serve la traduzione. Seguono alcuni estratti da nastri dell'epoca: un sacchetto dei rifiuti contenente pezzi di Namenlos (tragica l'esecuzione, ma tanto l'entusiasmo), Paranoia (che si concedono il lusso di una ballad!) e L'Attentat (furibondo pogo-punk). Tappatevi le orecchie e premete play! E se non vi basta, sul fantastico blog TapeAttack potete trovare una valanga di materiale realtivo alle punk bands della Germania Est. Evviva!

>>> Download PUNK IN DDR - Ost-punx selection (1983-1987) in .mp3 (.rar - 95 mb.)


L'attentat (Leipzig)
Paranoia (Dresden)
Feeling B (Ost-Berlin)
Schleim-Keim (Erfurt)
Namenlos (Ost-Berlin)
Zwitschermaschine (Ost-Berlin)