Kalashnikov Collective Headquarter

La musica è un fucile caricato di futuro! Il blog/archivio del collettivo milanese Kalashnikov. Musica D.I.Y. per romantici punx dal 1996.

26.4.08

 
[Kalashni-tour report - part 2 of 6]
26/4: KRANJ (Slovenja) @ AKD Izbruh
[Puj] Kranj sorge in una piana circondata dalle montagne, vicino a Lubiana. Pioviggina e la cittadina ha un aspetto davvero desolato. Lo studentato che doveva ospitarci è chiuso, completamente deserto e l'atmosfera si carica d'inquietudine. Cerchiamo un posto dove mangiare e troviamo un bar che cucina salsicce slovene ed altre specialità locali. Il menù vegetariano non è il massimo e mi sento come se avessi deglutito del mastice. Kranj intanto sembra una cittadina in agonia, sempre più inespressiva, con tutti i negozi chiusi e qualche passante che ciondola da un bar all'altro. Grazie all'aiuto provvidenziale del proprietario del ristorante riusciamo a metterci in contatto con la direttrice dello studentato, una signorina Rottenmeier tutta sclerata. Quella, ci da le chiavi e poi sparisce lasciandoci soli soletti in quel complesso smisurato e sinistro. Nel pomeriggio ci infiliamo in una bettola di periferia dove si serve esclusivamente birra Lasko e noccioline confezionate. La Lasko comicia ad uscirmi dagli occhi e dalle orecchie.
L'Alternativno Kulturno Drustvo Izbruh, dove suoneremo, un tempo era una piscina pubblica: uh! Oggi è un centro culturale giovanile molto alla buona in mezzo alla boscaglia, di fianco ad un mostruoso centro commerciale. Nella piscina vera e propria c'è un concerto heavy metal di bands locali ma noi, in quanto luridi punx, siamo ospitati nella ben più fetida depandence d.i.y., (forse un tempo lo spogliatoio della piscina!), e ne siamo contenti perché è la solita stanza senza palco, piena di sudore e umanità in cui amiamo suonare. L'atmosfera è strana: nell'aria risuonano raffiche di doppia cassa death-metal, nessuno si preoccupa granché della nostra presenza, la scaletta della serata è avvolta nel mistero. Darci, il giovane incappucciato che ci ha organizzato il concerto, ci dà dei soldi per andarci a mangiare una pizza al centro commerciale. Boh! Tornati, mi accascio su un divanetto lurido in preda al mio tradizionale maldischiena e seguo il concerto dal pavimento. Suona una band indigena, i Najbolsi. Grandi. I successivi Prazne Flase, altra band dei paraggi, intrattengono i pochi presenti con due ore di scassatissimo anarco-punk semi-improvvisato: un suono così sgraziato da poter essere annoverato tra la musica d'avanguardia. Alla fine non sanno più che cosa suonare così sbiascicano riff un po' a caso come fossero in sala prove. Il pubblico è scarso e leggermente nauseato, e noi, guardandoci in faccia, ciscuno con la sua Lasko di ordinanza nella mano e gli occhi stanchi, temiamo di non poter aggiungere molto altro alla serata. E invece.... quando attacchiamo accorrono tutti, si accende un entusiasmo insospettabile, mi passa il maldischiena, tutti ballano e si dimenano come pesci in quell'acquario di fumo e sudore! Confluiscono anche alcuni metallari dalla stanza accanto e ci sono ragazzi sloveni che cantano a squarciagola i testi delle canzoni! I punx ci prendono in ostaggio, così replichiamo la scaletta un paio di volte prima di salutarli. Troviamo calore, un vero tripudio. Wow! Che bello! Tutto è bene quel che finisce bene...

>>> Download KALASHNIKOV - VIDEO-LIVE at AKD Izbruh 26/04/08 - part 1 (.flv)
>>> Download KALASHNIKOV - VIDEO-LIVE at AKD Izbruh 26/04/08 - part 2 (.flv)

[Video ]
NAJBOLŠI (h.c., Kranj) - video-live @ AKD Izbruh
[Puj] I Najbolsi! Crust velocissimo, rognoso, nessuno del gruppo suona insieme all'altro, una sberla sonora tutta scoordinata! Arrivano, appoggiano a terra una cassa di birra e in fretta e furia partono, come se avessero i minuti contati. Il cantante Miha sembra all'ultimo concerto della sua vita: corre, scalcia, cammina sulle pareti, salta da tutte le parti, beve lasko come un lavandino e sbrana le lattine (performance di cui c'è testimonianza nel video sul myspace del gruppo...). Un quarto d'ora di concerto e, come sono arrivati, lasciano il campo, tra birre rovesciate e lattine squarciate. Miha s'innamora di Milena e a fine concerto l'abbraccia e la bacia furiosamente...

>>> Download NAJBOLSI - VIDEO-LIVE at AKD Izbruh 26/04/08 (.flv)

[Video]
PRAZNE FLAŠE (Punk, Kranj) - video-live @ AKD Izbruh
[Puj] Che dire dei Prazne Flase? Punkabbestia berserker, non precisamente dei musicisti sopraffini, ma di grande attitudine. Incitati da alcuni scalmanati locali, suonano allo sfinimento e si congedano solo quando non sanno più che cosa fare. Anche per loro niente musica registrata e nessuna traccia sul web...

>>> Download PRAZNE FLASE - VIDEO LIVE at AKD Izbruh 26/04/08 (.flv)

25.4.08

 
[Kalashni-tour report - part 1 of 6]
25/4: KOMEN (Slovenja) @ Stara Sula
(Parte da qui il resoconto delle sei date che ci siamo ciucciati in giro per Slovenia, Croazia e Francia negli ultimi giorni. Un po' di noi, ma anche un po' di ciò che ci è stato intorno: musica e video da scaricare e succhiare, testimonianze dei luoghi, delle persone e degli umori che abbiamo incontrato in sei intessissimi giorni trascorsi nell'amato circuito d.i.y. europeo. Evviva!).
[Puj] Il furgone è straripante, il traffico è fitto, siamo subito in coda! Milano-Brescia è un'agonia, c'é pure una tizia che ci tampona da dietro. Poi si parte e in un lampo ci risvegliamo in Slovenia. La prima data di questo tour è cambiata decine di volte a causa di sgomberi e fuori programma vari, ma finalmente siamo riusciti ad infilarci in un concerto già organizzato a Komen, appena oltre il confine sloveno.
Il passaggio dall'autostrada italiana alle campagne slave è una liberazione: sentieri che si snodano lungo i rilievi, casupole sparute nella vegetazione, nessun essere umano all'orizzonte. Komen è un paese brumoso e semi deserto: una manciata di casupole tirate sù alla cazzo nella natura selvaggia. L'atmosfera è quella di antiche leggende sui vampiri. O sui licantropi. Nel centro, accanto alla chiesa, sorge un anonimo edifico sul quale troneggia, tutta storta, una scritta al neon: "Paradiso". Sotto, l'entrata di un disco-bar in cui ci infiliamo, non sapendo che altro fare; sembra di essere entrati in un'altra dimensione! Fumo fitto, gente che sbevazza, vociare sloveno-friulano, facce brutte e belle ragazze. Altoparlanti appesi al muro sputacchiano musica qualunquista e demodé, così noi ci scoliamo un paio di
birre Lasko a stomaco vuoto. Al Paradiso si respira l'aria dei bar di quando eravamo bambini, con i flipper, le freccette e l'arredamento in legno!
In serata conosciamo Alan che ci aspetta allo Stara Sula, una scuola occupata nella quale suoneremo. La stanza per i concerti è una grotta cupa senza palco: ciò che preferiamo. La cena è a base di Lasko pivo (motto triestino: "Bevo Lasko finché casco, bevo pivo finché vivo") e zuppa d'aglio (vedi dopo...), una specialità locale che manderà in avaria l'alito dell'intera compagnia. I punx di Komen, ci racconta Alan, sono piuttosto attivi sul versante musicale d.i.y.: tutti gli anni, d'estate, viene organizzato un festival all'aperto con band rovina da tutta europa, proprio davanti alla chiesa, con la benedizione del parroco e numerosi stage-diving dal sagrato.
Orgogliosi della nostra arte vincola, offriamo ad Alan del vino italiano, pensando di incontrare il plauso degli
amici slavi, ma scopriamo che gli sloveni sono devoti unicamente ad un vino loro, aspro e novello che asfalta la bocca e fa crepare lo stomaco. Loro bevono solo quello, con foga disarmante. Col vino ci fanno anche i cocktail, addizionandolo con la coca-cola del discount. Il tasso alcoolico della serata è vertiginoso: tutti gironzolano con un beverone personale di cui vanno fieri, confezionato in bottiglie di plastica: c'è chi beve succo di mela col whiskey, chi una a specie di the al vino che fa tremare i muri. Il nostro rhum e cola portato da Milano impallidisce di fronte alla macabra creatività slovena. Noi preferiamo irrorare i nostri gargarozzi di birra Lasko e seguiamo l'esibizione dei gruppi che ci precedono. Bands dei dintorni: i Vaska Subkultura, i Not Yet e i The Bretones.
Buona parte del pubblico è alla frutta: troppo vino! Sarta, prima di suonare, getta il suo giubbotto su un poveretto accasciato di fianco agli ampli per ripigliarsi dalla sbronza, pensando si tratti di un cumulo di stracci. Quello non fa una piega e resuscita solo mezz'ora dopo per ballare le ultime due canzoni che suoniamo. Un punk sloveno vissuto in Germania per nove anni ci dice che conosceva i Kalashnikov già da un bel po' di tempo perché aveva ascoltato il nostro primo album in cassetta a casa di un amico berlinese, che ha tutti i nostri dischi. Miracoli della distribuzione d.i.y.! E' sempre strano e bello insieme conoscere i retroscena di queste coincidenze meravigliose. Il concerto scivola via senza eccessi di entusiasmo, anche perché buona parte del pubblico non si regge più in piedi. Dopo aver scolato la Lasko della staffa, ci accasciamo dormienti per la notte...

[Video]
THE BRETONES - video-live @ Stara Sula
[Puj] Imperdibili! Sono in tre, suonano cover strumentali dei Ramones con basso, batteria e... cornamusa! L'idea della band è quella di unire il punk-rock alla musica tradizionale bretone, appunto. Blitzkrieg Bop strombazzata da un signore sloveno con la maglietta dei Descendents che zufola in quello strumento musicale dal sapore natalizio è qualcosa che non avrei mai pensato di vedere nella mia vita. Colpo di classe: il microfono appeso con lo scotch sulla tromba della cornamusa, per amplificarne il suono. Il loro primo album è in arrivo. Piva, piva l'olio d'oliva!

>>> Download THE BRETONES - VIDEO LIVE at Stara Sula 25/4/08 [parte 2]

[Video]
VASKA SUBKULTURA - video-live @ Stara Sula
[Puj] I
Vaska Subkultura sono un grezzo gruppo punk rock, dal suono fuori moda. Bene! Purtroppo, come tutti i gruppi della ex-yugoslavia che abbiamo incrociato, nemmeno loro hanno registrato nulla di ufficiale: si vede che da queste parti i gruppi incidono musica per fare un disco solo quando hanno qualcosa di realmente buono da registrare. Beh, giusto! Da noi le bands un giorno si mettono insieme, quello dopo hanno già un demo su myspace. Ah, che nostalgia i tempi in cui gli studi di registrazione andavano a carbone e per incidere un disco dovevi fare un mutuo... Ad ogni modo, qui sotto, un estratto video del live dei Vaska allo Stara Sula di Komen...

>>> Download VASKA SUBKULTURA - VIDEO LIVE at Stara Sula 25/4/08
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[Food, not bombs!]
LA ZUPPA D'AGLIO SLOVENA
[Puj] Ah, che mazzata! Ingredienti e dosi per quattro persone: 6 spicchi d'aglio, un cucchiaio di olio d'oliva, 2 tazze d'acqua, 2 ciuffi di prezzemolo, 1 foglia d'alloro, 2 fette di pane senza sale, un cucchiaio di burro, 2 albumi d'uovo ben montati. Con la parte piatta del coltello schiacciate gli spicchi d'aglio e
fateli appassire (ma non colorire!) con l'olio in una casseruola larga. Aggiungete l'acqua, il prezzemolo pulito e la foglia di alloro. Portate a ebollizione, riducete la fiamma, coprite e fate sobbollire per 40 minuti. Nel frattempo, spalmate il burro sulle fette di pane, tagliatele in 4 parti e fatele tostare in forno a 200 gradi fino a quando saranno ben croccanti e leggermente colorite. Filtrate la zuppa bollente per eliminare aglio, prezzemolo e alloro. Incorporare delicatamente e gradualmente una tazza di zuppa agli albumi, mettete il composto nella casseruola, mescolare e servite immediatamente guarnendo ogni piatto con 2-3 fette di pane tostato. Per una versione hard-core, aggiugeteci fagioli in scatola a piacimento. Addio mondo crudele!

15.4.08

 


















 
*KALASHNI-TOUR apr/may 08!
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25 aprile - Komen (Slovenia)
26 aprile - Kranj (Slovenia)
27 aprile - Zagabria (Croazia)
1 maggio - St. Claude (Francia)
2 maggio - Digione (Francia)
3 maggio - Marsiglia (Francia)
31 maggio - Saorge (Francia)
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Uuuuh!!

13.4.08

 
[Free music for punx]
FUCK GEEZ - 7" 45 rpm (Japan 1986)
[Puj] Scarse informazioni sui Fuck Geez, punk-rock giapponese a cavallo tra anni '80 e '90, periodo sfigato per la scena di tutto il mondo tranne che in terra nipponica, ove era un fiorire di musica marcia un po' ovunque. Il nostro culto per la band ebbe origine allorché Sarta tornò a casa con un loro vinile, acquistato in un negozio di dischi usati di Affori, tra capolavori di Nino D'angelo e Raul Casadei. Il fatto di averlo scovato in quel luogo insospettabile avvolse immediatamente il vinile di fascino e mistero. Come era potuto finire lì? Boh! Ad ogni modo, i Fuck Geez ci piacevano perché suonavano, con una certa originalità, kamikaze-rock con furore tutto giappo e gradazione alcoolica esorbitante.
Questo è uno dei loro primi sette pollici: risale al 1986 e fu stampato dalla MCR Company, indie-label di Kyoto, il cui proprietario è proprio Yumikes, voce dei Geez. Kenpai!
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>>> Download FUCK GEEZ 7" (1986) in mp3 + complete art (.rar - 34 mb.)

5.4.08

 
[Free books for punx]
George McKay - Crass 621984 ANOK4U2 [da “Atti insensati di bellezza” (Sheke Ed. 2000)]
[Puj] Esasperanti, contraddittori, intolleranti... dei veri rompipalle! Già nel 1978 i Crass proclamavano: "Il punk é morto!", sputando su Clash e Sex Pistols: "...i nostri colleghi punk non erano altro che dei fantocci: a loro faceva piacere illudersi di derubare le grosse case discografiche, ma nella realtà era la gente a essere derubata. Non aiutavano altri se non se stessi, dando vita a un'altra moda facile". Ed avevano ragione: loro erano vecchi hippie da comune anarchica e di utopie estetizzanti, un po' all'acqua di rose, preconfezionate per gli adolescenti, ne avevano già vissute negli anni '60. Sulla fine del decennio successivo si erano fatti intransigenti, avevano davvero poca voglia di scherzare. A partire dall'aspetto: divisa scura di gusto para-militare. Sobrietà totale, idee chiare. Un mondo in bianco e nero, come le memorabili grafiche dei dischi, come il celeberrimo logo nazi-esoterico: così ambiguo, così potente. Malgrado le apparenze, i Crass si proclamavano pacifisti (anche se alla fine cambiarono un po' opinione sulla questione) e affermavano di “non aver scritto altro che canzoni d’amore”.
Per quanto antipatici ed asociali, i Crass finirono per essere considerati un'icona radical-chic, lanciarono uno stile, brevettarono un design di grande successo, ripreso da centinaia di bands (e non solo). Hanno messo in campo idee strepitose, come la loro "data di scadenza": quando si formarono decisero che si sarebbero sciolti nel 1984. E così fecero. Musicalmente, alternavano marcette punk un po' scassate a momenti di geniale sperimentazione apocalittica. Sono stati, accanto ai Discharge, i massimi teorici del punk-rock paranoico. Si mossero in differenti campi artistici e comunicativi, con unitarietà d'intenti, originalità e autonomia. Furono uno dei pochi gruppi ad incarnare autenticamente il significato del D.I.Y. e dell’autogestione del fatto musicale.
Infine, per noi hanno rappresentato una preziosa fonte di ispirazione, su tutti i fronti. Il perché emerge dal testo scaricabile qui sotto: si tratta del capitolo che George McKay ha dedicato al gruppo inglese nel saggio "Atti insensati di bellezza" (1996, edizione italiana: Shake 2000); ancora una delle migliori cose scritte a riguardo, un sunto ragionato del pensiero crasso.


>>> Download “Crass 621984 ANOK4U2” [da “Atti insensati di bellezza”] (.pdf – 11 mb.)

28.3.08

 
[Free comics for punx]
Emily Hayes - The Green Man (Ed. Hammeraue, Berlin 2007)
[Puj] Amburgo. Mattina fosca di inizio gennaio, un freddo brutale mi assale, dal cielo scende cenere di ghiaccio come in un film sul dopo-bomba, tipo The Day After. Come se non bastasse spira un vento polare che violenta ogni centimetro quadrato della mia faccia rimasto scoperto!
Malgrado tutto, attraverso goffamente (a causa dei quattro strati di vestiti che ho addosso) Feldstrasse e imbocco Marktstrasse. L'ultima volta che ero qui faceva un caldo tropicale e sorseggiavo birra stravaccato su una sdraio! Speravo almeno di trovare la neve (prima di partire mi ero organizzato un guardaroba da sciatore amatoriale, con ridicoli scarponi ad impermeabilità totale), e invece solo del banale, asciuttissimo gelo artico!
Marktstrasse, nel quartiere di Karolinenviertel, è una strada molto suggestiva: raccoglie gallerie di artisti, infoshop, boutique artigianali di giovani stilisti punk, negozi di dischi crust come Fischkopp (il gestore è simpatico e parla una sorta d'italiano di sua invenzione), caffé informali, boutique dark ed altre amenità...
Allorché la situazione climatica si fa inaccettabile, mi infilo in un art-shop pieno di robe colorate, tutte d.i.y. e, con i neuroni surgelati, comincio a frugare qua e là. Dopo un quarto d'ora ne esco con il fumetto di un'artisa berlinese intitolato "The Green man": la storia di un uomo al quale, in presenza di conversazioni indigeste, cresce un albero in bocca. Uh, fantastico.

>>> Download "The Green Man" art-comic (.pdf - 8 mb.)
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[Free music for punx]
GREEN DAY - 1.000 hours (7" - U.s.a. 1989)
[Puj] Oh, come eravamo giovani e felici nei giorni verdi! Giorni spensierati in cui la musica si fermava a tre accordi. Nei giorni verdi gli unici punk che conoscevamo erano i Ramones e la radio annunciava la nascita di un nuovo, strabiliante genere musicale: il grunge. Per le strade si aggiravano adolescenti depressi e tutti spettinati, con maglioni da nonno infeltriti e i walkman a cassette fissati alla cintura. Dopo anni di lacca nei capelli e riffoni glam, le canzoni ripresero ad arrancare tra chitarre catarrose e bassi slabbrati. Ah, i giorni verdi!
Scavando tra i miei vinili, ho riesumato per sbaglio un reperto archeologico di quell'epoca: l'esordio in 45 giri di un gruppo garage-rock misconosciuto, n. 17 del catalogo di un'allora promettente indie label californiana. Registrato nell'anno peggiore del punk (1988) e suonato da tre adolescenti privi di talento. Allora, più grunge che punk. E moooolto poco cool!

Tracklist:
1. 1.000 hours [2:24]
2. Dry ice [3:43]
3. Only of you [2:44]
4. The one I want [2:59]

>>> Download Green Day's first e.p. "1.000 hours" in mp3 + artwork (.rar - 27 mb.)


26.3.08

 
[Kalashnikov collective presents...]
SUMO (post-punk - Bologna, Italia)
[Sarta] [Dopo quella ai Le Tormenta di Forlì, pubblichiamo un'altra intervista, questa volta ai grandi Sumo di Bologna].
I Sumo! L’incontro con la loro musica è avvenuto per me molto tardi rispetto alla vita quasi decennale della bènd ma questo non lo ha reso meno importante. Ho scambiato quattro chiacchiere con Fabrizio, voce dei Sumo, durante un loro concerto al Csoa Vittoria di Milano questo inverno e si è dimostrato una persona affabile e decisamente “spessa”: da qui l’idea di amplificarne la voce facendogli questa intervista e cercare di “problematizzare” su alcuni temi che tanto sono cari al giro punk/hardcore… si parte!

F: Prima di rispondere alle tue domande sono contento della impressione che ti ho dato, ma sicuramente non aspettarti troppo da questa chiacchierata… sai spesso succede che le troppe aspettative portino poi a belle delusioni. E’ come aspettarsi troppo da un gruppo e poi lo vedi dal vivo e ti accorgi che fanno schifo.

S: Mitico. Partiamo con una domanda sui Sumo: anche voi, come me, appartenete ad una generazione che ha vissuto la sua adolescenza negli anni ‘90 e che si ritrova oggi con tre decadi sulle spalle: il fatto che continuiate a suonare significa che, per voi, la vita della bènd non è solo legata a concetti di divertimento ed evasione, termini che sempre più spesso sento circolare all’interno del giro punk/harcore, ma immagino sia molto di più…

F: Devo dire che suonare con i Sumo ha determinato la nascita di 4 bellissime amicizie, alcune delle quali le reputo tra le più importanti della mia vita. Credo che non sia una cosa da sottovalutare adesso come adesso.
Suonare è sicuramente divertimento, ma non nel senso di creazione industriale del divertimento, cioè non è un “intrattenimento” della mia quotidianità voluto da altri e confezionato da altri, anzi è una attività autonoma. Credo una buona dose di divertimento sia importante anche facendo attività “serie”. Credo molto nel “fine”, ma credo che sia ugualmente importante il mezzo con cui si fanno le cose, e farle con il sorriso o comunque divertendosi ha una grossa importanza. Divertirsi non è un “peccato”, anzi è sicuramente un incentivo in più.
Per me poi il punk è creatività, spirito di comunità, socialità, idee, indipendenza, ecc…

S: L’autoproduzione è una parola che va molto di moda oggi: molti gruppi si identificano con questo termine. La verità, però, è che quasi tutti si limitano ad avere una visione circoscritta dell’autoproduzione, pensando che basti prodursi i dischi da soli in casa, cosa che invece è una semplice necessità! E’ molto raro, invece, trovare traccia di riflessioni sul rapporto tra la pratica autoproduttiva e i contenuti espressi dalla bènd attraverso musica, testi e immaginario, quasi queste due cose non avessero alcun legame. Che ne pensi?

F: Si parla tanto di autoproduzione forse perché nelle nostre vite le autoproduzioni stanno via via scomparendo. Auto produciamo più cose noi punk oppure un vecchietto che fa l’orto?
Le autoproduzioni musicali, storicamente sono sicuramente nate da “necessità” e sono diventate per qualcuno scelte politiche, mentre molti le usano solo come necessità di un primo passo, per poi, quando e se ne hanno l’opportunità, passare ad altro. In tutti i casi è una necessità che sta alla base di tutto, anche se poi le necessità risultano essere parecchio differenti.
Ultimamente è sempre più facile autoprodursi i dischi… non so quanto questo sia positivo. Siamo sommersi da tantissimi dischi e questa iperproduzione ci fa perdere l’orientamento e l’importanza del gesto, trasformando il tutto in un semplice prodotto, pure auto, ma sempre un prodotto. Non voglio fare un discorso elitario, voglio solo dire che la iperproduzione determina un impoverimento, invece di un arricchimento. Non mi piace che un gruppo dopo tre prove e magari due concerti o per giunta nessuno, abbia già fuori un demo o un disco. Preferisco che un gruppo suoni e suoni parecchio prima di registrare.
E’ vero che c’è poca riflessione sul concetto di autoproduzione e questo è anche colpa nostra. Quando mi sono avvicinato al punk trovavo molte persone che parlavano, scrivevano e praticavano. Nonostante tutto il seme c’è, è sotto la neve, ma c’è. Di esempi ne esistono parecchi e credo che l’esempio sia molto più educativo di tante parole.

S: Una delle canzoni che mi sono rimaste più impresse del vostro nuovo disco “Surrogati”, che peraltro ha un bellissimo artwork (chi è l’artista?), è “Una parte”, che nel ritornello recita “Io non pretendo di fare nulla di nuovo”. Sono curioso: mi puoi chiarire il significato della canzone?

F: La copertina è stata disegnata da Andrea Bruno, attualmente nostro concittadino, ma originario di Catania. Andrea è un bravissimo illustratore che fa parte del gruppo e rivista “Canicola”.
Nella canzone che tu citi, mi riferisco al fatto che quello che faccio in una determinata situazione mi rappresenta parzialmente e che nella vita posso essere sicuramente meglio ma anche molto peggio e soprattutto diverso. Io credo che tutti noi siamo plurali e complessi.
Quando dico “io non pretendo di fare nulla di nuovo” poi mi riferisco al fatto che in quello che faccio non ho la pretesa di creare nulla di nuovo, ma “solo” qualcosa di personale, che magari farà pure schifo, ma però è sicuramente mio.

S: In Italia la pratica dello squatting sta vivendo un momento di forte repressione: l’amministrazione cittadina di Milano, per esempio, sta chiudendo sistematicamente quasi tutti i centri sociali che portano avanti un discorso politico e non di mero intrattenimento, come se questi fossero il principale problema di questa città abulica e cannibale. A Bologna, il “vostro” Cofferati, mi dicevi l’altro giorno, sta portando avanti una politica che, forte del concetto di “legalità”, cela intenzioni in qualche modo analoghe? Oppure, vista la differente situazione sociale, ha degli aspetti diversi?

F: Ritengo che anche se con modi e parole diverse la situazione sia la medesima. Sai non credo ci sia molto di diverso tra il modello emiliano e quello lombardo attuale. Tutti e due parlano di sviluppo, progresso, libero commercio, legalità, ecc… Io credo comunque che alla base di tutto ci sia la tendenza alla “normalizzazione”, ad un concetto di vita in cui alla mattina ti svegli, vai a lavorare in modo salariato, torni a casa e poi vai a letto per poi ricominciare il giorno dopo. Nei giorni liberi però dobbiamo divertirci, magari anche spaccandoci, ma solamente in posti dotati di autorizzazione a farlo. Non può più esistere una socialità altra e diversa, che non sia legata a logiche commerciali.
Le occupazioni sono sicuramente in crisi e credo che fra qualche anno non saranno neppure più tollerate, come succede negli Stati Uniti. In questa situazione non dobbiamo abbatterci, ma dobbiamo rimboccarci le maniche ed inventarci il quotidiano. Dobbiamo trovare altre forme, modi, spazi per continuare a incontrarci, esprimerci, dialogare ecc… sperimentare dunque, cercare e creare alternative percorribili camminando sul margine.
In un momento difficile come questo, a parere mio, è più importante mantenere gli spazi, anche attraverso compromessi con le istituzioni, piuttosto che fare il muro contro muro. Questo permette di continuare a creare e non totalizzarsi nel muro contro muro. Questo si contraddice sicuramente con quanto detto fino ad adesso e rientra sicuramente in quella normalizzazione che ho indicato sopra. Sai, la pratica e la critica sono due cose che difficilmente vanno d’accordo, ma preferisco comunque che rimanga spazio di movimento piuttosto che il deserto.

S: Parliamo di musica! Raccontateci come partorite una canzone dei Sumo e cosa desiderereste dal un vostro miglior disco…

F: Solitamente Davide, a volte io oppure Paolo portiamo un giro o due di chitarra o basso e poi partiamo tutti insieme a suonarci e cantarci sopra. Dal magma primordiale nasce poi il pezzo.
Per un disco ci piacerebbe che suonasse il più possibile vicino a come suoniamo in quel momento, che catturasse gli attimi migliori. Il disco in quanto “registrazione” rappresenta un momento e spesso le canzoni mutano leggermente dopo la registrazione.

S: Il vostro modo di suonare è diverso da quello dei comuni gruppi punk/hardcore: il vostro chitarrista ha un grande stile retrò nell’armeggiare con quel chitarrazzo vintage, avete due bassisti e tra i due ce n’è uno che tortura le sue corde con una brutalità disumana (mi fa quasi paura). Insomma, per farla corta, ognuno di voi mi sembra che abbia maturato un suo stile personale e ciò è bene, eh, eh…che rapporto c’è per te tra la musica che si compone e il proprio “stile” nell’approcciarsi allo strumento?

F: Sono contento che tu dica che il nostro “modo di suonare è diverso da quello dei comuni gruppi punk/hardcore” e che ognuno ha maturato un proprio stile. Per me è importante.
La creazione di una canzone è come un incontro, uno spazio in cui le nostre identità (i nostri stili) si confrontano, uno spazio in cui ci si può capire, ma anche perdere. Può anche essere uno spazio del malinteso.
Io amo il meticcio, il bastardo, l’impuro.

S: Raccontateci di qualche progetto futuro: i Sumo tra 2-3 anni quali mirabolanti imprese avranno compiuto?

F: Spero che il divertimento, l’entusiasmo e la voglia che abbiamo adesso si mantenga. Questo è veramente un buon periodo per noi. Abbiamo una bella sintonia e la bella sintonia si riflette sulle armonie che stiamo creando. Good vibration!!!

S: Prima accennavi al fatto che iperproduzione è sinonimo di livellamento verso il basso della qualità. Cacchio, è vero! Le tecnologie oggi hanno reso relativamente semplice il “produrre” musica: internet, poi, la rende immediatamente accessibile. Conseguenza: abbiamo a disposizione una quantità illimitata di musica, ma questo stesso fatto ne modifica il nostro modo di fruirne, che diventa più veloce e meno meditato...non ti piace un pezzo? Via, salta subito a quello dopo! Questo porta spesso i gruppi a privilegiare l’immediatezza e l’impatto, a scapito della complessità e della ricercatezza. Questo scenario, dal punto di vista del songwriting, influisce su di voi? O, per lo meno, è giusto che influisca oppure no?

F: Guarda… mi ricordo che quando ho iniziato ad ascoltare musica, passavo tanto tempo su un disco. Ascoltavo e riascoltavo la stessa cassetta… la giravo e la rigiravo, poi tornavo indietro e riascoltavo dei pezzi. Questi mi potevano piacere o no, ma comunque li vivevo, non li consumavo solamente. Quando un amico mi faceva una nuova cassetta era un evento, quando tornavo a casa dal negozio con un cd o un disco era un evento e correvo subito ad ascoltarlo e a doppiarlo per gli amici, in modo tale che anche loro potessero ascoltarlo e quindi condividerne emozioni… e poi quante conversazioni. Adesso tutto più facile e veloce. Scaricatelo, dicono. Manca l’emozione della ricerca, manca la fatica. Aspettare il postino ogni mattina sperando che ti porti il pacco con i dischi era bello e allo stesso tempo estenuante.
Con questo non voglio dire “che bello ai miei tempi” mentre “adesso è tutto una merda”. No. La rete ha grandi potenzialità, ma anche grandi buchi neri dove possiamo cadere. Mi piace rimarcare e ribadire il rischio (l’effetto simbolico) che può creare una tecnica sul modo di ascoltare, percepire, ecc… la musica non può diventare una qualsiasi cosa da usare e gettare, sempre più velocemente, no! Questi strumenti ci plasmano nell’intimo.
La rete la uso con parsimonia, ma la uso. Preferisco ancora andare in negozio e parlare con il proprietario e poi magari uscire con un disco, invece di scaricarmene 20 nello stesso tempo.
Preferisco scartabellare ancora nelle distro, anche se conosco sempre meno gruppi e devo dire che sono pochi quelli che mi colpiscono.
Preferisco ancora avere l’oggetto tra le mani; guardarlo, toccarlo, odorarlo… sono ancora legato all’oggetto e lo carico di un valore quasi feticistico.
Tornado alla tua domanda “se ci influenza” direi non troppo o quasi per nulla. Il nostro modo di fare i pezzi cambia sicuramente con noi, ma non credo che la “velocità odierna” abbia una grande influsso sul nostro modo fare i pezzi. I sumo sono lenti.

S: Domandone finale: avete la possibilità di andare in tour dove vi pare. Che paese scegliete?

F: Io direi in posti dove la gente è ricettiva, dove si può parlare prima e dopo il concerto con persone che non conosci.

S: Grazie e ciao!

F: Grazie a te.
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[Free music for punx]
SUMO - Surrogati (D.I.Y 2007)
Tutto l'ultimo disco dei Sumo, con tanto di testi in italiano e inglese, è disponibile qui.
Che il download parta libero e selvaggio!

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