14/01/15

[Belarus*Lithuania*Poland tour 2015 - preface]
Riot cops raid punk concert in Minsk!
[Puj] Ora che siamo a casa, prima di redarre il consueto report dettagliato del nostro tour in Bielorussia, Lituania e Polonia, possiamo raccontare con calma quello che è successo durante il nostro concerto di sabato scorso a Minsk, in Bielorussia. Eccone il resoconto...
Arriviamo alle sei circa al club Piraty, un grosso locale della città dove è previsto il concerto nostro e di altre quattro band: alle otto il primo gruppo inizia a suonare e nel locale ci sono già più di duecento persone. All'improvviso, fanno irruzione circa venti paramilitari in tenuta mimetica, con pistole, fucili e passamontagna calati sul volto. Altri fuori, circondano l'edificio e non fanno uscire nessuno. Quando leggiamo sulle maniche dei giubbotti la famigerata sigla "OMON" realizziamo che probabilmente non sono nostri fan bielorussi venuti in comitiva per il concerto. Gli OMON (Отряд Милиции Особого Назначения) sono un corpo speciale della polizia russa, addestrato per azioni anti-terrorismo e operazioni militari "sporche". Hanno una fama  davvero pessima; basti pensare al loro motto: "Noi non conosciamo pietà e non ne chiediamo". Si tratta di un residuato dell'Unione Sovietica, che solo la Russia e gli stati meno "liberali" dell'ex-USSR (come la Bielorussia) vantano ancora.
Senza troppi complimenti, ci obbligano a stare con le mani alzate e la faccia al muro. Ci filmano, ci fanno domande (e non parlano che il russo), ci controllano i documenti tra le dieci e le dodici volte, senza alcuna spiegazione.



Dopo un'ora e mezza di tensione, finalmente risalgono sul finto autobus di linea con il quale, in incognito, erano arrivati. Bilancio dell'operazione: tre arresti. Uno degli sbirri ci dice in un inglese del tutto avventuroso, che si è trattato di un'azione anti-dorga e contro "fascisti anarchici". Ci fa capire di lasciare immediatamente l'edificio chiedendoci, soprendentemente, se vogliamo riscuotere prima il nostro "cachet" anche se il concerto non si terrà: una roba assurda, che merda!
Dopo l'accaduto, i ragazzi e le ragazze si sono organizzati con grandissima solidarietà ed efficenza ed hanno deciso di trasferire la serata in un garage alla periferia di Minsk; così siamo saliti sul van e abbiamo vagato per chilometri lungo le tetre strade innevate della città fino ad un complesso di box di cui uno era adibito a sala prove. Là dentro, in dieci metri quadrati, con una tempesta di neve fuori si è tenuto il nostro concerto. Uno dei più belli della nostra storia, naturalmente!



Lunedì questo i tre arrestati sono stati giudicati per direttissima: il reato che hanno loro accollato è quello di "hooliganism" (teppismo generico), ma per due di loro l'accusa è stata più grave, ovvero "distribuzione di letteratura radicale" (un reato che la dice lunga sull'assenza di libertà e diritti in Bielorussia). Per quanto riguarda il primo reato la pena è stata definita in dieci giorni di carcere e una multa; per il secondo ancora non si sa. Il processo si è tenuto a porte chiuse, e uno dei detenuti ha riferito di essere stato picchiato nella stazione di polizia. E' chiaro che si è trattato di un'operazione intimidatoria a scopo repressivo contro la scena punk anarchica di Minsk. 
Sappiamo che all'interno della comunità punk bielorussa sono nate alcune polemiche (in un topic su abc-belarus.org) circa il comportamento "sottomesso" dei presenti rispetto agli sbirri durante l'episodio; la verità è che tutto, almeno per noi, si è svolto in un clima di attesa ed incredulità, nel quale non avevamo la più pallida idea di che cosa fare o dire. La situazione sembrava poter pericolosamente deragliare da un momento all'altro verso direzioni del tutto imprevedibili; nessuno ha compreso fino alla fine le reali intenzioni degli sbirri.
Quello che possiamo fare ora è denunciare l'accaduto e dimostrare solidarietà ai compagn* di Minsk anche con future iniziative benefit per sostenere le spese legali degli arrestati.
FUCK THE OMON, UP TO THE BELORUSIAN PUNX! 

05/01/15

[We talk about...us!]
January 2015 freezing tour! 
9/1 Grodno (Belarus) 
10/1 Minsk (Belarus) 
11/1 Vilnius (Lithuania) 
12/1 Varsavia (Poland)

28/12/14

http://kalashnikovcollective.bandcamp.com/
[We talk about... us!] New K.Coll. Bandcamp page!
>>> Here! <<<

05/12/14

Гражданская Оборона - Зоопарк (Zoo)
(dall'album "Пога́ная молодёжь" - Omsk, URSS 1985)



Non bisogna ricordare, non bisogna aspettare / non bisogna credere, non bisogna mentire / non bisogna morire, non bisogna ubriacarsi / non bisogna piangere, non bisogna vivere. 
Mi sto guardando intorno per trovare qualcuno come me, folle e ridicolo, stupido e malato / e quando l'avrò trovato ce ne andremo lontano da qui / ce ne andremo di notte / lasceremo per sempre questo zoo. 
Oh, piccola, sei come un topo quando sei in silenzio / sei come la punta di uno spillo / ma ci sono tanti in giro come te... / Si sta facendo buio nei miei occhi / avrei tanto amore da rompere una finestra...
Mi sto guardando intorno per trovare qualcuno come me, folle e ridicolo, stupido e malato / e quando l'avrò trovato ce ne andremo lontano da qui / ce ne andremo di notte / lasceremo per sempre questo zoo. 
Suoni vuoti, giorni vuoti / ci sono così tanti come te / e alla fine siamo soli. 
Mi sto guardando intorno per trovare qualcuno come me, folle e ridicolo, stupido e malato / e quando l'avrò trovato ce ne andremo lontano da qui / ce ne andremo di notte / lasceremo per sempre questo zoo. 

04/12/14

Гражданская Оборона - Перемена погоды (i cambiamenti del tempo)
(dall'album "Некрофилия" - Omsk, URSS 1987)



Una sporca vergogna ha cullato la mia ira / un fischio pieno di odio ha distrutto i miei nervi / loro ti hanno comprato con un boccone appetitoso / e noi siamo stati sepolti sotto sabbia bagnata.
Ho visto perline e gemme colorate macinate nell'asfalto
Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.
L'osso ti si è fermato in gola / loro ti fottono per livellare tutti quanti / come tutti finirai per stimare i tuoi capi / e ti laverai le mani prima dei pasti 
Ho visto il sangue sulla guancia che hai permesso loro di sfregiare
Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.
Il numero dell'autobus é sbagliato / fanculo alle previsioni del tempo / "Serrare le fila!" / "Difendere l'Afghanistan!"
Io strappo via il simbolo della pace dal mio petto e rido di voi
Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo
.

Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.

03/12/14

Гражданская Оборона - Недобитые тела (resti di corpi)
(dall'album "Хорошо!!" - Omsk, URSS 1987)



Fuori scende l'oscurità / te ne stai puzzolente, tranquillo in un angolo / ma il tuo corpo sarà rimpiazzato da una stella rossa. I passeri volarono, ma non c'era niente da beccare...
Resti di corpi!
Resti di corpi! Resti di corpi! Resti di corpi!
Stai toccando le pareti, sfregandole come occhi / muri sexy che si sfregano come occhi / ma il tuo corpo sarà rimpiazzato dal metallo arruginito. I passeri volarono, ma non c'era niente da beccare...
Resti di corpi! Resti di corpi! Resti di corpi! Resti di corpi!
Stai fingendo di essere docile come tutti / stai fingendo di essere buono come tutti / ma il tuo corpo sarà rimpiazzato dal cemento armato. I passeri volarono, ma non c'era niente da beccare...
Resti di corpi! Resti di corpi! Resti di corpi! Resti di corpi!
Cervelli non lavati / kasha poco cotta / pezzi non masticati / acqua non potabile

26/11/14

11/11/14

[We talk about...antipsychiatry!]
Il pensiero antipsichiatrico di Giorgio Antonucci, un'intervista a cura di Rapa Viola, Camap e Kalashnikov collective (27 luglio 2014, Firenze)
[Sarta] “Lo scorso luglio ricevetti una chiamata sul cellulare: era Dani, voce degli Ebola nonché agitatore del Collettivo Antipsichiatrico Camuno (Camap), che mi disse di avere la possibilità di intervistare il noto medico e psicanalista Giorgio Antonucci, uno dei più importanti punti di riferimento per il movimento antipsichiatrico in Italia. Uh, bene! L'idea era di andare tutti a Firenze, fare questa chiacchierata con il Nostro e poi rovesciarsi tutti a Villa Panico (il celebre ex-manicomio ora occupato dai punx) per fare un concertone a tema antipsichiatrico e festeggiare tutti insieme. La proposta era ovviamente estremamente allettante, tuttavia avevamo già fissato per quel sabato un concerto a Carrara in un circolo di compagni anarchici, una di quelle situazioni un po' vetero che ci piacciono tanto. Che fare quindi? Ci pensa Peppus, il membro-ombra del nostro collettivo, che si aggrega all'allegra comitiva e porta a compimento la missione!
Il risultato di tutto ciò lo potete vedere qui sotto: una lunga chiacchierata di circa 40 minuti, dove Antonucci spazia in maniera estremamente lucida dai fondamenti della psichiatria (una disciplina che “si occupa del dissenso” e che non ha nulla a che vedere con “la scienza medica” ma si basa sul “giudizio del pensiero altrui”), alla critica di alcuni dei più importanti pensatori antipsichiatrici (da Thomas Szasz a Edelweiss Cotti, passando per l'analisi dei sociopoteri di Michel Foucault) fino all'interessante racconto di alcuni episodi della sua carriera professionale, che ben delineano il carattere aleatorio e repressivo della cosiddetta “scienza” psichiatrica. Dalla storia della suora rinchiusa in manicomio e sottoposta all'elettroshock perché, stanca di “essere sposa di Cristo”, voleva sposarsi sul serio, fino al crudo racconto delle più minuziose e terribili torture praticate sui “pazienti”, Antonucci disvela con estrema chiarezza il vero volto di questa pseudo-disciplina: lo stesso Sigmund Freud, eccellente neurologo prima di diventare il padre della psicanalisi, sostenne che per andare oltre occorreva diventare “biografi”, ovvero capire le singole storie delle persone per comprenderne i comportamenti. Da questo punto di vista, psicofarmaci, manicomi e lettini di contenzione non sono altro che strumenti repressivi di annichilimento degli individui che nulla hanno a che vedere con la cura e la scienza medica ma solo con la repressione e il controllo sociale: “se si è disposti ad ascoltare gli altri, non crollano solo i manicomi ma tutto il castello della psichiatria”. Nel ringraziare Rapa Viola, il Camap nonché Marky per le riprese, vi auguriamo buona visione!".

 

Bibliografia essenziale degli scritti di Giorgio Antonucci:
I pregiudizi e la conoscenza. Critica alla psichiatria (Cooperativa Apache, 1986)
Il pregiudizio psichiatrico (Eleuthera, 1989 e 1998)
La nave del paradiso (Spirali, 1990)
Aggressività. Composizione in tre tempi
in Uomini e lupi (Eleuthera, 1990)
Critica al giudizio psichiatrico (Sensibili alle foglie, 1993 e 2005)
Contrappunti (Sensibili alle foglie, 1994)
Il giudice e lo psichiatra in Delitto e castigo (Eleuthera, 1994)
Il Telefono Viola, insieme con Alessio Coppola (Eleuthera, 1995)
Pensieri sul suicidio (Eleuthera, 1996)
Le lezioni della mia vita. La medicina, la psichiatria, le istituzioni (Spirali, 1999)
Diario dal manicomio. Ricordi e pensieri (Spirali, 2006)

Altri testi di riferimento sul tema dell'antipsichiatria:
Thomas Szasz, Il mito della droga. La persecuzione rituale delle droghe, dei drogati e degli spacciatori (Feltrinelli, 1997)
Thomas Szasz, Il mito della malattia mentale (Spirali,2003)
Edelweiss Cotti, Roberto Vigevani, Contro la psichiatria (La Nuova Italia, 1970)
Franco Basaglia (a cura di), Che cos'è la psichiatria? (Dalai, 1997)
Franco Basaglia (a cura di), L'istituzione negata (Baldini e Castoldi, 2014)
Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane (Raffaello Cortina, 2000)

26/09/14


[we talk about...elettroshock!]
Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud, "Elettroshock. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute", Sensibili alle foglie, Cuneo 2014
[Sarta] Pubblichiamo qui sotto un breve comunicato degli amici del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, autori dell'interessante libro intitolato "Elettroshock: la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute" che trovate scaricabile in fondo al post. Si tratta di un notevole lavoro che dimostra ancora una volta come il pregiudizio psichiatrico costituisca ancora oggi un potente quanto violento strumento di controllo sociale e repressione da parte dello Stato.
 
Nato nel 2005, il collettivo si propone come gruppo sociale che, costruendo occasioni di confronto e di dialogo, vuole sostenere le persone maggiormente colpite dal pregiudizio psichiatrico. Il Collettivo si riunise il martedi, a Pisa, con cadenza settimanale. Il nostro impegno consiste, innanzitutto, nell’osservazione e nell’analisi del ruolo sempre più ingombrante che la psichiatria si vede riconoscere all’interno della società, ponendo particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente. Questo lavoro di analisi e di denuncia è accompagnato da iniziative volte alla diffusione di cultura antipsichiatrica come, ad esempio, la presentazione di libri, opere teatrali, film, video, incontri e dibattiti. Oltre a questo siamo dotati di un telefono cellulare dedicato alle persone che hanno la necessità di contattarci in caso di emergenza psichiatrica o semplicemente per confrontarsi, avere dei consigli o essere ascoltate. Allo stesso modo veniamo contattati da diverse persone attraverso il nostro indirizzo email. Riteniamo fondamentale avere sempre presente i due diversi piani su cui si fonda la nostra attività.

Un piano è innanzitutto quello politico, attraverso le forme che sono proprie del collettivo, mentre l’altro è quello della relazione e del sostegno alle persone che richiedono il nostro aiuto. È nel piano della lotta politica che possiamo portare avanti le nostre istanze, misurarci con le nostre forze ed eventualmente raggiungere degli obiettivi. Riguardo invece il sostegno diretto alle persone che ci contattattano, possiamo dire che solitamente è azione di informazione riguardo ai trattamenti in corso, le loro conseguenze e i loro effetti collaterali, unita spesso alla denuncia degli abusi ai diritti dei pazienti stando alle poche garanzie che la Legge Basaglia prevede. 

"Elettroshock"
In relazione ad entrambi i nostri piani di intervento abbiamo scritto e pubblicato un saggio socioanalitico. Il libro si intitola "Elettroshock: la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute". Propone un viaggio nella storia delle shock terapie, che precedono e accompagnano l’applicazione della corrente elettrica al cervello degli esseri umani, per provocare uno shock, ritenuto appunto “terapeutico”. Ripercorrendo la storia dell’elettroshock (dal 1938, anno della sua invenzione, fino alle vicende più attuali come la dichiarazione di incostituzionalità nei confronti dei tentativi di vietare tale pratica) si cerca di mettere in luce quei meccanismi che hanno garantito la sopravvivenza della terapia elettroconvulsiva nel corso dei decenni. Documentiamo come l'elettroshock non sia un metodo desueto, ma tutt'ora utilizzato in Italia dove viene praticato in più di novanta strutture pubbliche e private. Per sfatare il mito che le shock terapie, comprese quelle elettroconvulsive, siano barbarie di altri tempi, proponiamo le testimonianze di persone in carne ed ossa, vive e vegete, che sono state sottoposte all’elettroshock.

Questo lavoro vuole essere soprattutto uno strumento per ampliare la riflessione e il confronto sul delicato tema dei metodi terapeutici ai quali le persone, soprattutto quelle vittime di etichette psichiatriche, vengono costrette, il più delle volte senza esserne nemmeno informate. Siamo partiti raccogliendo le narrazione di persone che hanno subito questa terapia; l'ascolto e la lettura di queste testimonianze ci ha permesso di capire come la psichiatria utilizza questo dispositivo; cioè senza il consenso informato, per cancellare la memoria, come punizione e tortura.

E soprattutto abbiamo concluso lasciando aperte alcune questioni: perché questo trattamento medico, utilizzato in passato come metodo di annichilimento dell’umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia? È sufficiente l'introduzione della anestesia totale per rendere più umana e dignitosa e legittima la sua applicazione? Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall’assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento? Si possono ignorare gli effetti negativi dell’elettroshock?

Ci teniamo a ribadire che nonostante le vesti moderne l’elettroshock rimane una tortura, una violenza, un attacco all'integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche, l’elettroshock è un esempio, se non l’icona, della coercizione e dell’arbitrio esercitato dalla psichiatria. La nostra attività collettiva, diretta alla difesa dei diritti umani all'interno dell'istituzione psichiatrica, attualmente prosegue la sua battaglia proprio contro quelle forme coercitive come il TSO (trattamento sanitario obbligatorio), e per l’immediata chiusura dei manicomi criminali (gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari).


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org

22/09/14

[we talk about...homo comfort!]
Stefano Boni “Homo comfort: il superamento tecnologico della fatica e le sue conseguenze”, Elèuthera 2014
[Sarta] "La diffusione della comodità – secondo quanto scritto da Stefano Boni nel bellissimo libro che vedete qui a fianco – è una chiave di lettura per spiegare la sostanziale adesione di parte della popolazione mondiale al modello sociale capitalista iper-tecnologico-produttivo, che si sta rapidamente estendendo su scala globale. I bassi livelli di conflittualità interna nelle società occidentali non si possono spiegare solamente con lo strapotere dei mass media nella creazione del consenso, con l'esasperata frammentazione sociale o l'efficacia e la capillarità della macchina repressiva; oppure ancora con il restringimento degli spazi di autonomia della cittadinanza, ormai prossima alla completa zombificazione di romeriana invenzione e istericamente refrattaria a qualsiasi stravolgimento dei propri pregiudizi. Tutti questi sono certamente fattori reali, che agiscono costantemente nello smorzare ogni impeto non solo rivoluzionario, ma anche semplicemente di protesta. 

Tuttavia, tutto ciò non sembra ancora sufficiente a spiegare il perché, nonostante la percezione sempre più diffusa della catastrofe ambientale imminente e la sempre più evidente crudeltà dell'attuale sistema, siamo ancora così docili rispetto al potere costituito. E cos'è questo “qualcosa” che ci manca? Il tassello fondamentale, che l'autore del libro ci suggerisce per completare o perlomeno arricchire il ragionamento, è l'anelito alla comodità. Sviluppando una ricerca ossessiva del comfort in ogni ambito del nostro quotidiano, spinti dai messaggi più o meno subliminali di pubblicità e stili di vita creati ad hoc, ci siamo tutti “evoluti” da Homo Sapiens a Homo comfort. Cerchiamo case sempre più pulite, asettiche, con zanzariere, finestre con doppi e tripli vetri, riscaldate e climatizzate, con elettrodomestici per cucinare senza sforzo, pulire facilmente e infine svaccarci su divani comodi davanti a televisori giganti con l'aiuto di computer, tablet, smartphone coi quali interagire con facilità, semplicemente sfiorando lo schermo. Senza contare la grande comodità di poter evadere da pensieri scomodi attraverso aperitivi, serate al pub o al ristorante con gli amici, giornate a fare shopping o pomeriggi a teatro o al cinema. Ed è così che “Homo comfort – scrive Stefano – si assoggetta facilmente: al potere politico egli preferisce una sudditanza confortevole e volontaria”. L'unica sua preoccupazione è semmai legata al potere d'acquisto, in quanto direttamente proporzionale alla possibilità di incrementare il proprio livello di agio e benessere.

Partendo da questa intuizione, l'autore del libro ci accompagna in un percorso analitico dei nostri stili di vita, delle nostre condotte e delle ripercussioni che esse hanno sui nostri sensi e sul nostro sviluppo intellettuale. Cerca di indagare l'uomo contemporaneo occidentale – da sincero antropologo – come se lo vedesse per la prima volta, per vie esterne, con lo sguardo sorpreso di chi osserva qualcosa che gli è estraneo.

Tanti sono i temi che emergono a partire dallo spunto iniziale. Innanzitutto il progressivo appiattimento dei nostri cinque sensi rispetto a quelli degli uomini anche solo di due o tre generazioni precedenti: se facciamo eccezione della vista, l'olfatto, il gusto, l'udito e il tatto si sono decisamente impigriti. Spesso non siamo più in grado, ad esempio, di valutare con esattezza lo stato di conservazione dei cibi, affidandoci supinamente alla data di scadenza riportata sulle scatole degli alimenti preconfezionati, oppure di riconoscere gli odori o di svolgere lavori artigianali. Siamo spesso vittime di allergie e intolleranze. Di conseguenza, tendiamo a “schermarci” dalla natura dentro abiti puliti, disinfettati con prodotti chimici ed altrettanto facciamo con gli ambienti chiusi e asettici dove passiamo le giornate, disinfestati dagli insetti, senza odori e sempre più spesso climatizzati tecnologicamente. L'esperienza della natura è, per chi lo desidera, circoscritta a determinati momenti: la gita in montagna o in campeggio, il viaggio nella località esotica. “L'organico” è qualcosa di antigienico, che provoca un istintivo sentimento di repulsione. Le superfici che calpestiamo con i nostri piedi, protetti da scarpe, sono sempre lisce e ben levigate, tanto che troviamo perfino doloroso camminare a piedi nudi sui sassi o sulla nuda terra. L'isterismo che si impossessa di molti di noi alla comparsa improvvisa di insetti volanti o alla vista di piccoli ragni o topi, è un fenomeno relativamente recente.

Tutto ciò non sarebbe necessariamente un male se non ci fossero sullo sfondo la catastrofe ambientale e la guerra che l'umanità conduce quotidianamente nei confronti del pianeta che abita: lo sfruttamento avido delle risorse del territorio e l'iper-produzione di beni e servizi sono necessari alla sopravvivenza di homo comfort. Il suo stile di vita è irrimediabilmente consumistico e non potrebbe essere altrimenti. Nonostante sia ormai diffuso il pensiero che tale condotta sia insostenibile da mantenere anche solo per qualche decennio ancora - perlomeno su questo pianeta - egli non ha alcuna intenzione di riflettere sulle conseguenze delle sue azioni o - blasfemìa! - di ridurre il livello dei consumi o il grado della sua comodità, avvolto com'è da una coltre di indifferenza nell'agio del suo divano di casa o stordito dall'ennesimo sabato sera di eccessi.

Che fare dunque? Beh, mica posso riassumervi tutto...che ne dite di leggere il libro? Io intanto vi metto qui sotto una canzone del grande gruppo prog “Il Balletto di Bronzo” dal titolo "La tua casa comoda", che magari vi può ispirare, eh,eh, eh..."